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Carl Rogers e Rollo May sono considerati i pionieri di questo approccio di consulenza umana, che
si sviluppa negli anni ’40 negli
USA. Lo scopo era quello di permettere il riconoscimento professionale “a tutti coloro che pur non avendo, né volendo, il titolo accademico di psicologo o psicoterapeuta, svolgono un’attività che esige una buona conoscenza della personalità umana.
Vista l’origine americana, è naturale che la prima tappa del diffondersi del counseling fuori dagli USA vede in prima linea la Gran Bretagna già dagli anni ’70.
Gli altri stati europei cominciano ad interessarsi al counseling attorno agli anni ’90, con modalità diverse che ne hanno visto e ne vedono l’uso nei contesti più diversi, dal campo educativo a quello sociale, dalla salute ai servizi, dalle aziende pubbliche a quelle private, dalla scuola alla consulenza familiare… Al di là delle diverse aree di intervento, il counseling ha una visione comune di fondo, che può essere riassunta dalla frase citata da T. Bond e
J. Baron nel loro articolo “Counseling as a
Profession”: “Il ruolo più importante del counselor è quello di evidenziare l’importanza della nostra umanità e il valore dell’interazione umana. Il nostro ruolo è di assistere le persone nel comprendere e accettare la loro propria unicità come individuo, nel riconoscere il loro potenziale, e infine di sostenerle nello sviluppare questo potenziale al meglio delle loro capacità. Un altro ruolo del counselor è quello di promuovere la comprensione tra le persone, aiutando i clienti a riconoscere le loro similarità come esseri umani, rispettando al tempo stesso le reciproche differenze, dando in particolare valore alle differenze culturali”.
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