La Coppia Viva (F. Errani e Giovanni Civita)

L’innamoramento è una sensazione meravigliosa, che apre cuore e anima. Anche se ci è già  accaduto più di una volta, anche se abbiamo sofferto di successive delusioni, quando Eros batte alla porta la potenza dell’amore si rinnova e… “ breve il bacio degli dei ci sfiora”. (R. M. Rilke)

Quando, poi, la coppia sceglie di impegnarsi oltre l’innamoramento entrando in una dimensione diversa  e con un progetto duraturo, la paura più grande è proprio quella di perdere la freschezza, la spontaneità, la poesia dei primi tempi. E’ vero, possono svilupparsi altre qualità e caratteristiche, ma come vorremmo poter ritrovare il fremito di certi sguardi, il frullo d’ali nella pancia e nel cuore dei primi appuntamenti, la passione della sessualità che sboccia! 

Una relazione funziona su tanti livelli, diversi ma intrecciati: i sentimenti, le emozioni, la sessualità, gli scopi condivisi, la vita pratica, i legami che si costruiscono insieme – figli, amicizie, lo spazio della reciproca libertà. Oggi poi le sfide sono talvolta maggiori, a causa della complessità della vita moderna con i suoi ritmi, l’eccesso di impegni, i pochi sostegni esterni, le mille richieste da fuori. Gli Stone danno molta importanza alle implicazioni pratiche di una relazione d’amore e sottolineano che, se non si pone attenzione al rapporto di coppia facendone una priorità, inevitabilmente la vita quotidiana, nel suo incalzare, finisce per eroderne le basi, a volte in modi così sottili e inavvertiti che il distacco si percepisce solo quando è troppo tardi.

Un invito che proponiamo in questo mese di febbraio è quello di coltivare in particolare due ingredienti importanti nella relazione di coppia: la sessualità e la sensualità.

Queste due parole hanno un suono molto simile, che può indurre a confonderle o a pensare che siano la stessa cosa. In verità, nonostante l’assonanza, la loro etimologia è diversa: sessualità  chiaramente è connessa a tutto ciò che riguarda il sesso, mentre “sensualità” deriva dai termini latini “sensu” e  “sentìre” (percepire, avvertire) e riguarda l’ampia sfera delle percezioni sensoriali, le sollecitazioni legate alla facoltà di vedere, toccare, gustare, odorare, udire, cioè ai famosi cinque sensi, che in qualche modo sono completati e ampliati da quello che nella nostra tradizione si usa chiamare il sesto senso e nella cultura orientale il cosiddetto terzo occhio.

La somiglianza delle parole sensualità e sessualità,  però, non è casuale, perché l’intensità e l’ampiezza delle sensazioni ai vari livelli di esperienza sono un elemento essenziale del piacere fisico, emotivo e spirituale che il sesso può dare, e viceversa i rapporti sessuali nei quali l’atmosfera sensuale è scadente o assente, a lungo andare risultano noiosi e insoddisfacenti.

Ma cosa vuol dire essere sensuali e come si può fondere armoniosamente le caratteristiche della sensualità con le esigenze della sessualità?

Nella mitologia classica c’è una coppia divina che può darci diversi spunti al riguardo. E’ la storia d’amore tra Afrodite e Ares. 

Afrodite, la Venere dei Romani, è la dea della bellezza, dell’amore, del piacere sensuale. Secondo il mito, il suo nome è dovuto alla nascita dalla schiuma del mare e la sua apparizione sollecitò negli uomini primitivi la scoperta del bello, contribuendo così a ingentilirne la vita e i rapporti. Venere, come testimoniano nei secoli le opere di molti poeti e pittori, è colei che governa il ciclo della natura che si rinnova e senza di lei “niente emerge alle spiagge divine della luce” [1]; grazie a lei, infine, gli esseri umani sono in grado di stupirsi e ammirare fino alla commozione tutto ciò che percepiscono come bello dentro di loro e nel mondo che li circonda.

“E quando passa Cipride, estremamente bella, /e inarcando la curva perfetta delle reni
fieramente mostra l’oro degli ampi seni /e il ventre nevoso orlato di nero muschio.”[2]                                                                  

Afrodite, inoltre, è una dea che sta bene con se stessa, anche se la solitudine e la castità non sono la sua vocazione. Lei anzi apprezza e ricerca i rapporti amorosi e tra i suoi amanti preferiti troviamo appunto Ares-Marte, il dio della guerra che ha come cifra distintiva del suo carattere lo slancio appassionato nel furore della mischia.

Di primo acchito quella di Marte e Venere appare una coppia non proprio ben assortita: lei emana fascino, seduzione, morbidezza, languore e ricettività; lui sprigiona furore impeto e assalto. Il loro rapporto farebbe pensare a una tipica attrazione fatale di poli opposti ma, se guardiamo con più attenzione, scopriamo che i due amanti hanno caratteristiche che li completano vicendevolmente e costituiscono la base solida della loro intesa. In realtà, quello di Venere non è un amore evanescente senza mordente e senza nerbo, perché Afrodite è capace di fondere la sua dolcezza con uno slancio voluttuoso e una furia dei sensi a stento distinguibili da quelli di Marte; e d’altra parte le qualità di guerriero di Ares, oltre al fremito impetuoso, comportano la capacità di essere forte, coraggioso, pronto a qualche follia ma capace anche di aspettare e ritardare l’azione, attingendo alle risorse di una “lentezza profonda, la quale, simile alle note tenute dal basso continuo all’organo, fa risuonare…una pacata fermezza dell’animo che addomestica la fretta, non la passione”.[3]

A questo punto si capisce meglio perché il rapporto tra Venere e Marte fu talmente intenso e fecondo che riuscirono a superare molte traversie e generarono diversi figli, due dei quali ci interessano in modo particolare a proposito della sessualità e della sensualità, perché portano due nomi straordinariamente significativi per il nostro tema: Eros e Armonia.

Fin qui i dati che ci trasmette il mito, ma le intricate vicende degli dei e delle dee della mitologia risuonano dentro di noi come archetipi, come caratteristiche essenziali e costanti della natura umana. Le divinità del politeismo antico rappresentano l’ampio spettro delle multiformi energie che costituiscono la nostra psiche, quelle  più familiari e quelle sconosciute o rinnegate a causa del nostro vissuto personale o del contesto nel quale siamo cresciuti. Queste energie, inoltre, al di là delle sembianze maschili o femminili sotto le quali ci vengono presentate nei miti, appartengono a tutti gli esseri umani e nel nostro caso, per esempio, le qualità di Ares e Afrodite devono essere recuperate e valorizzate sia dalle donne che dagli uomini, se vogliono che nella loro vita fioriscano beneficamente sessualità e sensualità.

 Le vicende di Afrodite e Ares sembrano suggerire che saremo buoni amanti e i nostri rapporti  di coppia funzioneranno, se sapremo coltivare “dentro di noi”  e con i nostri partner le qualità di Ares e Afrodite e i loro doni inesauribili.

La chiave è quel “dentro di noi”: non possiamo ricercare la voluttuosità e la lentezza, il piacere sensuale e la dolcezza attraverso l’altro, se non sappiamo come attivare queste qualità nell’intimità della nostra relazione con noi stessi. Se ci sentiamo spigolosi, bisognosi, inariditi da questo punto di vista, andremo verso il partner come dei mendicanti. Purtroppo spesso è così che avviene: ci sentiamo separati dalla nostra sensualità, dall’ Afrodite dentro di noi, e speriamo che una relazione appassionata ci reintegri. E’ possibile, certo, che una relazione, specie al suo inizio, ci aiuti a recuperare in noi stessi determinate caratteristiche ma, se contiamo solo su questo per sentirci “interi”, subiremo inevitabilmente gli effetti negativi di questo atteggiamento che è tutto “rivolto al di fuori”. Allora?

Allora ecco alcuni piccoli suggerimenti... Impara a dare valore alle sensazioni che provi:  al piacere di guardare i colori, le forme, gli alberi…; al piacere di ascoltare il soffio del vento, una musica di sottofondo, le risate dei bambini che giocano da qualche parte, il tintinnio di una campanella tibetana appesa alla soglia…; al piacere di toccare con lentezza e attenzione la poltrona su cui ami sederti, il velluto di un cuscino, la seta di una camicetta, la pelle del tuo bambino, la freschezza di una rosa…; al piacere di annusare essenze fresche come la lavanda il pino l’eucalipto, o fragranze dolci come la cannella, il gelsomino, la rosa…; al piacere di assaporare un piccolo pezzo di cioccolato, di gustare la voluttà di un frutto o di una bevanda… In ogni caso fa’ che i tuoi sensi si amplino, diventino più vivaci nel semplice scorrere della giornata. Se al mattino utilizzi una crema per il viso o la lozione dopobarba, perdi un minuto in più per stenderla con attenzione, percependo i contorni del viso e la compattezza della pelle, apprezzando la sensazione liscia e profumata che questo momento ti dona. Quando ti infili la camicia, lasciati sentire sulla pelle la morbidezza del cotone o della seta…  Non ti porterà via che un minuto in più: ma è quel minuto in cui puoi lasciare che Afrodite sia con te!

Questa rinnovata sensibilità può poi, ma solo successivamente, essere riversata nella coppia. Ad esempio potresti creare un piccolo rito dedicato ai sensi, offrendolo al/la  tuo/a partner proprio come se fosse un dono… E non sarebbe male che questa esperienza fosse indipendente dalla sessualità. Occorre un po’ di tempo per preparare gli ingredienti. Inventa e divertiti, cercando di preparare le cose che possono dare piacere al tuo partner.

Per i sapori  prepara pezzettini di frutta fresca, scaglie di cioccolato, miele, dolcetti semplici, scagliette di grana, frutta secca…

Per gli odori: essenze varie, chicchi di caffè, semi di cardamomo, bastoncini di cannella, buccia di limone, foglioline di menta, basilico, rosmarino…

Per i suoni:  campanellini, bastoncini da battere insieme, una scatola con delle conchiglie o dei sassolini, piccoli strumenti musicali come il flauto di pan, un breve brano musicale…

Per il tatto: piume, pezzi di tessuto vari: seta, velluto, chiffon, lana mohair, oggetti tiepidi levigati da far sentire sulla pelle, oli profumati, o anche il tocco lieve delle tue dita sul viso…

Resta volutamente fuori la vista: infatti, quando tutto sarà preparato secondo il tuo gusto, benderai gli occhi del/la tuo/a partner e lo/a farai entrare in questo “Tempio dei Sensi” privato di quel senso che in genere sovrasta tutti gli altri… gli occhi appunto. Nella morbidezza del buio, il tuo partner potrà lasciarsi ricevere questi diversi input sensoriali. Ricorda che l’essere bendati costituisce una fragilità, quindi agisci con lentezza, morbidamente, senza affollare le sensazioni una dietro l’altra, ma lasciando il tempo a lui/lei di gustarle, e anche a te di donarle con gioia e pienezza.

Buone Scoperte!

 Febbraio 2007

Copyright ©  Franca Errani e Giovanni Civita. Se utilizzi l'articolo, in tutto o in parte, grazie per citarne la fonte.


[1] Lucrezio, De Rerum Natura, 1,5
[2] A. Rimbaud, cit. G. Paris, La rinascita di Afrodite
[3] J. Hillman, Un terribile amore per la guerra, Adelphi Edizioni, 2005, pg. 251



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