I Linguaggi del Voice Dialogue (AA.VV)

Questo articolo raccoglie gli abstract delle relazioni presentate al Convegno "I Linguaggi del Voice Dialogue", Porretta, Giugno 2006. 

Il linguaggio della relazione d’aiuto  (Serenella Dalolio) - Il bisogno  di comunicazione fa sì che negli ultimi decenni si assista ad un’espansione delle professioni che si connotano come relazioni d’aiuto. Nelle diverse fasi del ciclo della vita  intervengono cambiamenti che comportano inevitabilmente una riequilibrazione affettiva, cognitiva, sociale e spirituale che investe globalmente la persona; nei momenti di difficoltà è possibile avvertire il bisogno di essere affiancati e sostenuti nel proprio processo di consa- pevolezza. La relazione di aiuto è narrazione, è facilitazione, è valorizzazione, è crescita.  Il counselor relazionale   si pone in una posizione di rispetto del cliente, di sospensione del giudizio, di non assunzione di risposte ma  di cammino nella direzione di una facilitazione che implica il riconoscimento nell’altro delle abilità di riuscita. Nella relazione d’aiuto entrambe le parti prendono e danno qualcosa, in un modello di comunicazione dove la reciprocità significa ascolto e dialogo.  Allora potremmo intendere la relazione d’aiuto come un FRA: fra una persona e il suo facilitatore, fra se stessi e il proprio bisogno di essere. Ma questo FRA potremmo considerarlo un acronimo e svilupparlo in tre parole chiave: fiducia, responsabilità, armonia.

Il linguaggio della Psicologia dei sé  (Silvia Pelle)

Tutti ormai sappiamo che la Psicologia dei sé e dell’Ego Consapevole è la cornice teorica in cui si colloca il metodo del Voice Dialogue. Essa studia le polarità in gioco nella dinamica interpersonale e intrapersonale. Sappiamo che il suo modello di riferimento comprende tre componenti: Esperienza dei sé, Visione Lucida ed Ego consapevole. Esso è molto semplice, facile da ricordare a parole, ma soprattutto è molto potente quando si mette in pratica nella quotidianità. In esso gioca un ruolo fondamentale l’aspetto energetico delle dinamiche, oltre che quello psichico, e questa ne è la sua forza peculiare. L’attenzione di questo intervento è posta sul linguaggio che la Psicologia dei sé assume quando viene proposta nelle diverse applicazioni, e sulla grande flessibilità del modello che ne rimane la griglia di appoggio. I soci di Voice Dialogue Italia utilizzano questo linguaggio nei lavori che propongono e che riguardano diversi ambiti sociali: Formazione, Educazione, Salute e Professione, oltre che nei lavori di gruppo e individuali di autoconoscenza.

I linguaggi della formazione – L’approccio italiano al Voice Dialogue (Franca Errani)

All’interno della cornice teorica della Psicologia dei sé, la seduta di Voice Dialogue, cioè l’ “intervista” ai sé interiori, rappresenta certamente una delle tecniche più potenti, mirate ed efficaci per conoscere la psiche e attivare il processo di trasformazione. In Italia il percorso formativo di VD ha avuto fin dai suoi inizi un approccio olistico, integrando il modello di riferimento degli Stone con l’esplorazione delle diverse parti che costituiscono il “ca- leidoscopio” umano attraverso il movimento corporeo, l’affinamento della sensibilità energetica, l’utilizzo di tecniche espressive capaci di sollecitare anche il pensiero analogico. Queste esperienze integrative si sono configurate in un lungo arco di tempo in un modello coerente, chiamato “VoiceDance” o “BodyMindDialogue”. L’approccio italiano che ne è derivato ha trovato la sua realizzazione coerente di percorso formativo nella  Scuola di Counseling indirizzo Voice Dialogue.

 Empowerment per counselor: le infinite possibilità (Denise Milanesi, Fabiana Pasi, Carla Poggiali)

 Lavorare sull’empowerment di una persona significa letteralmente potenziarla, ossia metterla in grado di scegliere, nell’ambito dei propri desideri, l’obiettivo da realizzare, ampliare i propri scenari di vita e aprirla a nuove pensabilità e possibilità. L’empowerment lavora su un singolo progetto per volta e quindi nella fase iniziale è utile selezionare la tematica che sta più a cuore e fa brillare gli occhi. Attraverso l’uso di semplici metodologie che, una volta acquisite, possono essere replicate su un altro progetto, si mette in grado la persona di essere proattiva e “dirigente” la propria vita, innescandone il ciclo virtuoso del potenziamento interiore e ampliandone  l’area di influenza. Non è uno strumento per deboli di cuore ci vuole coraggio, “cuore e azione” per diventare regista ed attore protagonista della propria vita.

 La  realtà dei sogni (Gloriana Astolfi, Patrizia Bonaca, Rosella Capra)

Il corso proposto è volto all’apprendimento, sia teorico che pratico, di tecniche di lavoro con il sogno. In questo percorso il sogno è visto come mezzo per ampliare la consapevolezza delle persone, per entrare in contatto con la loro essenza più profonda e con i messaggi che vengono inviati dall’inconscio. Questi messaggi sono poi utilizzati come punto di partenza per prendere in considerazione tematiche dell’individuo fino a quel momento non individuate o non comprese. Questo tipo di lavoro  permette sia al facilitatore che al cliente  di poter usufruire di materiale emotivo non elaborato dall’energia mentale, restando così in una prospettiva più neutra, non manipolata e non ancora analizzata o classificata. L’obiettivo è quello di dare più scelte metodologiche di lavoro con il sogno.

 

Gli archetipi e i ritmi dell’anima: un’esperienza mediata dal corpo – (Paola Poluzzi, Annarita Raffi, Paola Rubatta)

L’obiettivo di questo lavoro è approfondire la consapevolezza emotiva a partire dall’esperienza corporea. Si tratta di un corso che si articola in 12 incontri rivolti a adulti d’entrambi i sessi senza particolari conoscenze teoriche o esperienze precedenti nel campo del movimento e/o del lavoro corporeo. Attraverso il movimento libero e guidato, le visualizzazioni e il lavoro artistico vengono esplorati gli aspetti archetipici connessi a “I Ritmi dell’Anima” di Gabrielle Roth all’interno della cornice teorica della “Psicologia dei sé” di Hal e Sidra Stone. Come strumento evocativo, vengono usati gli Arcani Maggiori dei Tarocchi secondo la visione de “I Venti del Risveglio” di Franca Errani.

 

Ricomincio da adesso (Fernanda Abiuso, Ivana Ponzo, Angela Zanotti)

Il lavoro che proponiamo è idealmente diretto a neopensionati, a gruppi di persone in procinto di chiudere un percorso lavorativo, a soggetti che vogliano riqualificare la loro condizione lavorativa e/o il loro tempo libero .

Lo scopo è quello di agire efficacemente sulle problematiche relative al cambiamento, promuovendo il riconoscimento di bisogni, desideri e potenziali personali rispetto ad attività ed interessi, stimolando le risposte creative e fornendo strumenti di pianificazione.  I principi del Voice Dialogue e della Psicologia dei Sé sono portati in un modo facilmente assimilabile anche per persone che non abbiano familiarità con questi ambiti.

Utilizziamo, per questo, i modelli della Scrittura Autobiografica, del Self Directed Learning, e le Visualizzazioni guidate.

Il risveglio del corpo (Manuela Galassi, Hana Honovà, Donatella Volturo)

Il progetto prende in esame la realtà odierna in cui lo stress influisce sulla salute delle persone. Parte dal concetto di totalità della persona considerando il corpo come fonte di benessere individuale. Il benessere fisico è un patrimonio da proteggere e valorizzare, per questo occorre porre attenzione al corpo come mezzo che ci relaziona con il resto del mondo e portatore della saggezza personale. L’obiettivo è il recupero della forma psico-fisica e del benessere generale, attraverso la cura e la prevenzione del corpo e dell’anima. Percezione, intuizione e ascolto sono gli unici strumenti per esplorare la profondità del proprio essere. Il progetto proposto utilizza per tanto, metodologie rivolte al risveglio della consapevolezza corporea e sensoriale, una di queste è il Voice Dialogue, tecnica che integra corpo e psiche. Gli interventi sono strutturati in tre moduli che possono essere presentati ed adattati a più realtà, considerando la figura del counselor operante in più contesti relazionali. Viene proposta una sequenza che parte dal risveglio del corpo dal punto di vista della struttura fisica, si avvale poi di un percorso energetico dei sette chakra e si conclude con l’attenzione ai cinque sensi.

Sognare domani – Dal caos dell’ansia alla forma del progetto (Maurizio Belletti, Beatrice Cavallucci, Gabriela Gaspari, Marzia Mazzavillani)

Il progetto descrive il percorso che un gruppo di persone con diversa professionalità, ma con alcune esperienze condivise segue, allo scopo di confrontarsi con un proprio progetto. Nell’ipotesi descritta si suppone che il gruppo sia composto da futuri counselor. Secondo l’assioma che recita “l’obiettivo è il percorso” l’iter seguito porta l’individuo a sperimentare il proprio progetto secondo le tecniche del project management, del bilancio delle competenze, del Voice Dialogue. Dopo un momento rituale, seguirà la riscrittura del progetto individuale dei partecipanti alla luce delle esperienze che hanno coinvolto  i diversi piani: razionale, corporeo, emotivo e spirituale. 

Leader allo specchio – Dal limite al potenziamento  (Silvia Pelle, Eliana Sabatini, Maria Luisa Valdettaro)

È convinzione comune che i requisiti del leader siano innati, ma il leader è soprattutto una persona che apprende; per avere successo ed essere efficace egli necessita di continuo confronto e aggiornamento, non solo sulle competenze specifiche che possono riguardare il suo ruolo, ma anche sulle sue modalità di relazione poiché deve avere la capacità di entrare in contatto con gli altri e con se stesso.  Nella formazione tradizionale del leader si privilegiano gli aspetti mentali, a discapito di altri considerati secondari. Questo progetto offre ai partecipanti un lavoro che considera l’individuo nella sua interezza, comprendendone gli aspetti: fisici, emotivi, intuitivi, mentali, e spirituali. Sono forniti strumenti per ampliare la consapevolezza delle proprie potenzialità e riconoscere i propri limiti, intesi come sfide da superare. Ogni partecipante può potenziare le proprie strategie di conduzione anche attraverso  momenti di condivisione a coppie o in gruppo, può avere accesso ad un ventaglio più ampio di opzioni e recuperare risorse abitualmente non utilizzate.  Il progetto è strutturato in 3 moduli giornalieri:1)  Individuare le tematiche e gli obiettivi; 2) Riconoscere gli schemi  di azione; 3) Potenziare le abilità. 

Kirikù la canzone della mia nascita (Marina Gentile, Paola Maletta, Angela Zaccheroni)

Il nostro progetto nasce da una leggenda africana, una visione dove la  canzone di nascita diventa una connessione tra la tribù ed un nuovo bambino che nasce, un rituale con il quale la madre e tutta la tribù accompagnano il bambino in ogni sua fase di crescita, fino alla morte. La canzone diventa così, il suono che crea ed accompagna quella vita, un’interazione per una nuova esplorazione, per un maggior contatto con  il proprio potenziale, per una sintonia con la propria esistenza, per sperimentare una condizione di equilibrio/risonanza con l’universo e con il proprio corpo. L’elaborato si ispira alle teorie che individuano i “suoni” come le particelle elementari che costituiscono la materia e dato che l’essere umano, in qualità di creatura dell’universo, non sfugge a questa legge, proponiamo un lavoro che miri a stabilire un collegamento con la propria “canzone di nascita” intesa come possibile connessione alla nostra originaria matrice vibrazionale, e che diventi uno strumento attivo da utilizzare soprattutto nei  momenti importanti della nostra vita, un rituale con noi stessi. Alla luce di quanto appena espresso nessun contesto ci è sembrato più adeguato di quello della gestazione e della preparazione all’accoglienza di una nuova vita e quindi, come prima area d’intervento, abbiamo individuato tutti i reparti ospedalieri, le palestre e le associazioni che propongono corsi per partorienti  preventivando un totale di 7 incontri: 1 ogni 15 giorni a partire dal 6° mese di gravidanza. La nostra attuale proposta é un seminario di 2 giorni per chiunque senta il bisogno di maggiore connessione con la propria  “natura”, il proprio ritmo, il proprio sentire e l’ espansione delle  proprie risorse, immerso nell’incanto della natura selvaggia di Arcevia, circondato da un campo di energia femminile,  alla ricerca della “propria canzone di nascita”.

Afrodite si svela! Risvegliare vitalità, creatività e piacere in ognuno di noi. (Eleonora Baratella, Silvana Borile, Wanda Gallo)

Il seminario si propone di facilitare l'espressione di quelle parti della personalità "velate", ovvero nascoste o poco sviluppate, riferite al mito di Afrodite,  dea greca dell’amore, forza vitale e slancio verso il creare, sensualità e sessualità. La paura di riconoscere in sé gli aspetti afroditici genera resistenze e blocchi che creano perdita di contatto con le proprie parti vitali. Ciò impoverisce le relazioni, privandole di reale connessione energetica, e crea confusione tra sessualità e sensualità e sessualità e intimità. La nascita di Afrodite è sembrato il giusto e ricco processo di consapevolezza. Il lavoro interviene su tre dimensioni: espressione creativa: intesa come gesto creativo e segno di presenza nel mondo; comunicazione relazionale: intesa come comunicazione integrata fra verbale e non verbale e capacità di creare connessione; corpo: inteso come una delle più valide ed intense forze espressive, legato al piacere e alla sensualità. Riconoscere queste dimensioni è il primo passo per integrarle nel proprio mondo interiore e vivere con pienezza la quotidianità. L’esperienza degli aspetti afroditici si sviluppa secondo i principi teorici ed energetici del Voice Dialogue ed avviene secondo un “disvelamento” progressivo che passa anche attraverso l’esplorazione delle possibili inibizioni. Il lavoro è sostenuto dall’esperienza dei campi energetici del corpo (danza e movimento creativo, animazione teatrale, esplorazione dei chakra), sogni guidati, uso rituale dello spazio, interpretazione dei sogni, disegno, oltre a momenti di approfondimento teorico.

Una psicoterapeuta sistemica incontra il Voice Dialogue (Gabriela Gaspari)

Ho incontrato il Voice Dialogue spinta dalla curiosità.  La curiosità per me, oltre ad un approccio al mondo che mi appartiene da sempre, è una scelta etica nei confronti delle persone che si rivolgono a me nell’ambito della mia professione ed è una delle “linee guida” per la costruzione della relazione terapeutica del modello Milanese di terapia della Famiglia che insegno da oltre vent’anni. L’incontro con il Voice Dialogue è stato prima di tutto un incontro con persone, in un contesto particolare ( la formazione, il momento specifico della mia storia di vita nell’intreccio con i momenti specifici di altre vite, le cose che sono accadute e che abbiamo vissuto insieme, le idee come chiave di lettura delle esperienze…). In quanto neodiplomata counselor ad indirizzo “Voice Dialogue” ho colto con piacere l’occasione per proporre alcune riflessioni sul confronto tra il modello sistemico (le lenti con cui guardo il mondo) e quello che ho incontrato nell’esperienza di formazione, analogie e differenze che mi hanno colpito.

Curiosità è farsi e fare domande, ascoltare le risposte, aprire una conversazione. E’ con questo intento che proporrò un confronto sulle premesse inerenti ai due modelli, su concetti principalmente utilizzati, sulle aree di attenzione specifica, sulle tecniche e le prassi utilizzate nel contesto della relazione d’aiuto. 

 

Il Voice Dialogue può costituire il modello condiviso, capace di mettere in comunicazione positiva diversi approcci terapeutici. (Maurizio Castellini e Linda Gelmetti)

Noi siamo medici ed omeopati da più di venticinque anni. Le considerazioni che offriamo derivano dalla nostra esperienza con il Voice Dialogue, iniziata cinque anni fa. Nella nostra  pratica clinica incontriamo,  sempre più frequentemente, pazienti che seguono contemporaneamente terapie diverse. Esse si rifanno a paradigmi che sembrano avere pochi  o  nessun punto in comune tra loro. In questa situazione i  pazienti si sentono “non compresi” e non vedono valorizzati i loro percorsi. Ai terapeuti manca un contesto nel quale inserire il proprio intervento, con conseguenti “deliri di onnipotenza o di impotenza”, e “giudizio” sulle altre terapie. Inoltre, in mancanza di un quadro di riferimento condiviso, le diverse terapie perdono gran parte del loro potenziale effetto sinergico. Il problema centrale è la mancanza di un modello di riferimento che permetta ai diversi approcci terapeutici di integrarsi positivamente nel rispetto della propria specificità e soprattutto, nell’interesse del paziente.  La soluzione a questo problema, che noi abbiamo sperimentato positivamente, è il modello del Voice Dialogue.

Prime esperienze tra la bioenergetica del sistema vivente e il sé (Alberto Ugo Caddeo, Sergio Serrano)

Questo lavoro parte dall’ipotesi di osservare il movimento energetico secondo le differenti fasi del percorso evolutivo delle sedute del Voice Dialogue. Per osservare ciò, occorre un metodo scientifico che possa “misurare” sia quantitativamente, sia qualitativamente le energie dell’individuo. L’energia secondo il metodo Ryodoraku nasce dai concetti e dai fondamenti della Medicina Tradizionale Cinese, nella quale il concetto di energia è simultaneamente fisico e psichico. Questo concetto che psiche e corpo siano due aspetti della medesima “cosa” si addice alla nostra ricerca. Col metodo Ryodoraku, si identifica il Meridiano energetico significativo del momento esistenziale dell’individuo. Significativo nel senso che le caratteristiche di quel meridiano sono convibrazioni dello stato psicoesistenziale, oltre che fisico, dell’individuo. Si possono quindi analogizzare funzioni energetiche con funzioni ed aspetti psichici, i “sé” secondo il Voice Dialogue. Sono state prese in considerazione, e “misurate” per ogni soggetto, quattro fasi: 1) lo stato di base, cioè come il soggetto è trovato, con quale “loggia energetica”; 2) lo stato del sé attivista; 3) lo stato dell’essere; 4) il nuovo stato di normalità dopo l’esperienza elaborativa delle sedute. I risultati hanno portato a differenti e interessanti conclusioni anche per le prospettive evolutive nel percorso con Voice Dialogue dei singoli soggetti. Il lavoro apre grandi prospettive sia in una visione olistica dell’integrazione della cultura della tradizione con le metodologie più evolute, come il Voice Dialogue, sia come inizio della ricerca per uno studio più profondo per “localizzare”, nel senso di “analogizzare”, i sé con le dimensioni energetiche e neurofisiologiche dell’organismo. 

Gli aspetti energetici del VD nella relazione medico-paziente - (Cecilia Sacchi)

Come?! Ci ho messo 17 anni per separarmi dal mio laureato in medicina interiore congressista col PC, la valigetta e la cartellina degli appunti e adesso ci risiamo con gli abstract??? Ma sono diligente, ed eccovi il mio:vi parlerò di quello che il Voice Dialogue ha portato nel mio lavoro di medico, anzi di quello che ha tolto: ha portato via le scarpe a me e ai pazienti e la scrivania permettendo un contatto energetico efficace e sicuro per ben radicarsi e quindi esplorare le varie opportunità. Mio padre era un medico, aveva studiato un po’ di omeopatia nel ’38 (!) e mentre studiavo all’università mi regalò queste parole: “Dall’incapacità di lasciare le cose come stanno / dal troppo zelo per ciò che è nuovo / e dal disprezzo di ciò che è vecchio / dall’anteporre l’istruzione alla saggezza / la scienza all’arte / e l’intelligenza al buon senso / dal trattare i malati come casi /dal rendere la cura della malattia più penosa della malattia stessa /Signore Iddio liberaci Tu.” Questa preghiera scritta da Sir Robert Hutchinson è appesa ad una parete del Reparto Pediatrico del London Hospital. Da subito nel mio lavoro avevo cercato di comportarmi così, ma solo col VD tutto ciò ha cominciato ad accadere (non sempre ovviamente!)

I linguaggi del sogno . (Zuleika Fusco)

Il sogno ha un potere illimitato e l’uomo di ogni tempo lo ha percepito, tanto da dedicargli una grande attenzione in maniera più o meno consapevole o volontaria. Nel sogno ha trovato l’ebbrezza della libertà, l’annullamento dei limiti e dei confini, il piacere e la paura di potere tutto, l’abolizione delle distinzioni. Sognare consente, infatti, a chiunque, al di là della propria età, razza, religione, condizione economica e sociale, di valicare i confini di tempo e spazio, di amare e odiare, di vivere le proprie paure o di avere profondo coraggio, di morire per trasformarsi. In occidente un surrealista francese, André Breton, aveva intuito la potenza di tutto ciò e, ponendosi nella posizione di chi il sogno non lo seziona, ma lo vive, era giunto all’assioma che sogno e realtà sono due vasi comunicanti. Si influenzano a vicenda. Lo ribadirà in tempi recenti Alejandro Jodorowsky, che, compiendo un viaggio nelle profondità del proprio mondo interiore, è arrivato a leggere la vita come fosse un sogno da interpretare e, giocando sul valore simbolico di tutto ciò che accade, ha colto l’analogia tra sogno e quotidianità. Il Voice Dialogue propone sul sogno un lavoro che sia esperienziale, basato, cioè, non sull’interpretazione, ma sulla messa in atto di tecniche che favoriscano la creatività, l’auto-osservazione, la presa di coscienza e la personale rielaborazione al fine di un’evoluzione interiore. Rifiuta qualsiasi forma di interpretazione. Lavora invece sulle similitudini tra le scene oniriche e le situazioni della quotidianità. Il principio cardine cui fa riferimento è che «il sogno è esclusivamente del sognatore». Infatti, affinché il sognatore possa recepire il messaggio del suo sogno, deve consentire al proprio inconscio di respirare nella realtà, per cui il facilitatore ha semplicemente il ruolo di aiutarlo a individuare le connessioni, facendo sobriamente da specchio e rimandando le proprie impressioni attraverso la formula «Se fosse il mio sogno». Per gli Stone il sogno è anche l’opportunità di osservare come su un grande schermo i propri piccoli Io in azione…

Il linguaggio del femminile (Elena Dragotto)

Sono ormai diversi anni che le donne scelgono per loro ruoli e modalità di essere sia nelle relazioni personali che nella società completamente diversi da quanto e’ stato per secoli. Le nuove istanze personali e l’ampliamento delle possibilita’ che le donne hanno creato per se stesse spesso non coincidono con la propria realtà interiore che sembra essere, a ben vedere, ancora legata ad antichi valori patriarcali di svalorizzazione delle qualità e dei valori del femminile.Questa realtà interiore incide profondamente sulla loro autostima e sulla loro vita. Il problema più grande di questa discrepanza tra la realta’ del mondo interiore e i desideri e la realtà esteriore è che le donne molto spesso ne sono totalmente all’oscuro ed una delle conseguenze di questa inconsapevolezza è, ad esempio, considerare emancipazione ciò che in realtà spesso non è altro che rinnego dei propri aspetti femminili a favore di quelli maschili che comunque ogni donna possiede in se’ stessa. La conseguenza di questa dinamica interiore è un senso di perdita e di estraneamento molto profondi che, ad un livello cosciente viene vissuto come disagio, senso di rivalsa o rabbia, ma di cui difficilmente se ne contattano le ragioni profonde. La Psicologia dei sé ed il Voice Dialogue sono strumenti efficaci  che possono aiutare la donna a riconoscere le trappole della ‘falsa emancipazione’, a ritrovare il loro valore e costruire un’autostima non più basata sul rinnego del proprio femminile, ma piuttosto sulla riscoperta dei suoi tesori e delle sue potenzialità da offrire come una diversità che va da arricchire la complessità delle relazioni interpersonali, umane e della società intera.

 

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