La Danza delle energie - (M. Mancini)
Questo articolo è stato pubblicato su "Famiglia Oggi" nel marzo 2004, e si basa su un'intervista fatta da Manuela Mancini a Franca Errani. Spesso su tende a reprimere nei figli quello che non si ama di sé stessi. In risposta si ottiene solo un superficiale adattamento e un’inconscia ribellione. In tal senso c’è una tecnica terapeutica che permette di equilibrare i vari bisogni e le tensioni di ciascuno.
Sono cambiate le concezioni dei modelli educativi e del ruolo genitoriale e si è passati da una fredda e troppo rigida disciplina a un lassismo esasperato, a un permissivismo che bolla i genitori del duemila più come amici e compagni dei propri figli che come modelli autoritari necessari alla propria crescita.
“Indubbiamente il castigo mette il bambino davanti a una scelta – esordisce
E di forme di castigo ne esistono tante, alcune sottili e indirette, ma ugualmente forti, come uno sguardo freddo e giudicante, la decisione di ritirarsi dall’affettività manifesta e dall’attenzione, il portare come modello l’esempio del comportamento di un altro bambino, il far sempre pesare il giudizio della gente…
Ma esiste anche un’altra faccia del castigo: quella esplorata stando dalla parte della vulnerabilità del genitore. Un genitore che, molto spesso, tende a reprimere nei figli quello che non vuole vedere di sé stesso. “Ad esempio – continua
Allo stesso modo, il bambino si affretterà a rinnegare i sé che rappresentano il suo egoismo, la sensualità, l’amore per l’avventura o qualunque altro aspetto i genitori non amano in lui.
Uno specchio veritiero
In quest’ottica, i figli rappresentano uno specchio lucido e veritiero delle voci rinnegate dei genitori. Guarda caso, il figlio rimanda all’adulto proprio quegli aspetti o “sé rinnegati” che egli non vuole vedere o sentire, quelle parti che creano disagio, imbarazzo, vulnerabilità. Perlomeno, questa è l’affascinante ipotesi proposta dal Voice Dialogue (Dialogo delle Voci), una tecnica terapeutica, creata negli anni ’70 dagli psicoterapeuti americani Hal e
Con alcune di queste parti siamo totalmente identificati, le abbracciamo fin dall’infanzia: sono quelle che vengono definite “sé primari” e che costituiscono la nostra personalità operativa e socialmente accettabile. Sono i sé che ci fanno agire e reagire. Il primo dei sé che si sviluppa è chiamato il Protettore/controllore (che controlla il comportamento nostro e delle persone attorno a noi), c’è poi l’Attivista (che ci spinge a portare a termine gli impegni e ci tiene occupati), il Perfezionista, (la parte di noi che stabilisce degli obiettivi di perfezione, su tutti i fronti) il Critico interiore (che rivela i nostri errori e inadeguatezza), il Gentile (sempre pronto e disponibile a soddisfare i bisogni e le richieste degli altri).
Sono tutti, in genere, sé primari, accettati e approvati a livello sociale perché la loro funzione è di proteggere il bambino vulnerabile e di controllare sia il nostro comportamento che quello delle persone intorno a noi. Attraverso questa prima energia il bambino, che dipende in tutto e per tutto
Il Protettore ha come alleato l’Attivista, che ci spinge a portare a termine gli impegni e ci tiene occupati, in modo che il nostro bambino vulnerabile senta che siamo persone valide e che le persone ci ammirano. La sua energia è feconda, ma può risultare un ostacolo quando vogliamo riposarci o entrare in intimità con qualcuno: non c’è mai tempo!
Un altro grande alleato del Protettore/controllore è il Perfezionista, la parte di noi che stabilisce degli obiettivi di perfezione, su tutti i fronti: il nostro aspetto deve essere perfetto, così come il nostro comportamento e le nostre relazioni. Il Perfezionista non ha alcuna tolleranza verso la fragilità umana ed è molto apprezzato nell’ambito sociale: abbiamo bisogno di lui per stabilire degli standard in certi contesti, per esempio eseguire un’operazione chirurgica o progettare degli edifici anti-sismici, ma la sua intransigenza può rivelarsi tragicamente eccessiva nella nostra vita personale.
Anche il sé Critico interiore lavora a fianco del Perfezionista per proteggere il bambino vulnerabile. Se il Critico rivela i nostri errori e inadeguatezze, correremo ai ripari, nulla di noi potrà dispiacere e il bambino vulnerabile resterà al riparo da ogni critica: questo è il suo ragionamento. Sfortunatamente, quando il Critico ha finito la sua opera , la nostra autostima è a pezzettini e ci sentiamo completamente non amabili. Così non ci resta che affidarci nuovamente ai vecchi amici, l’Attivista e il Perfezionista e lavorare ancora più duramente per renderci accettabili, con l’aiuto di un altro sé: il Gentile. Estremamente sensibile ai bisogni e ai sentimenti degli altri, ci guida con tatto nel delicato compito di soddisfare queste aspettative, in modo che gli altri abbiano una buona opinione di noi, ricordandoci però che se ascoltiamo senza sosta il Gentile, tendiamo a dimenticare i nostri desideri.
Conosciuti e utilizzati in modo costruttivo, tutti questi sé possono aiutarci nel meraviglioso viaggio alla scoperta di noi stessi, ma se esercitano un controllo totale, rischiamo di impedirci di contattare le infinite e meravigliose risorse che esistono al di là del conosciuto e del familiare.
Abbracciare gli opposti
Ecco che allora il Voice Dialogue ci aiuta a diventare più consapevoli dei flussi energetici dei sé primari e dei sé rinnegati, creando così una grande liberazione e fluire di energia e permettendoci di sviluppare, oltre all’Ego operativo, anche l’Ego consapevole. Sarà proprio quest’ultimo, uno stato d’essere neutrale, a farci abbracciare gli opposti per permetterci di compiere scelte più libere e consapevoli, non più reattive e automatiche.
“E’ uno strumento di crescita interiore – spiega
Così tanti più sé contatteremo, tanto più ricche e complete saranno le nostre relazioni e la nostra vita. Ed ecco che, in tal senso, la relazione coi figli ci obbliga a prendere responsabilità di questa famiglia interiore nella sua totalità, per quanto caotici e imbarazzanti possano essere alcuni dei suoi membri. Essa ci offre anche i doni di ognuno di questi sé, con le sue caratteristiche fisiologiche, il suo punto di vista e il suo modo di osservare e comprendere il mondo. Proprio come ci racconta Franca Errani. “Sto lavorando con una coppia di genitori che hanno una figlia terribile, molto egoista, ribelle, che fa quello che le pare e dice sempre “no”. E, guarda caso, entrambi i genitori vivono dei sé primari privi di limiti; sono infatti due persone eccessivamente disponibili, sempre pronte a dire di “si”, molto attente agli altri e poco a sé stesse. Ed è come se la figlia portasse il rinnego di tutti e due! Dopo averla sgridata e bollata da “egoista”, ora che stanno imparando a gestire i propri confini, a guardarla con occhi nuovi e non giudicanti, lei si sta liberando dal suo ruolo di ribelle. La polarità gentile/egoista-senza-limiti può essere ridistribuita in modo più equilibrato tra i componenti della famiglia. Ma per fare questo si è dovuti uscire dalla logica del castigo e del giudizio”.
Manuela Mancini è giornalista e terapeuta del Respiro (Transformational Breath)
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