Il Conoscitore Psicologico - (F. Errani)
Continua la serie di “interviste” ai sé interiori, con un aspetto molto potente della psiche, anche se poco riconosciuto: il Conoscitore psicologico. La grande offerta di percorsi di sviluppo personale, il numero sempre maggiore di pubblicazioni sul tema della crescita interiore ha dato ulteriore nutrimento a questo sé, che fa parte dei molti aspetti legati alla Mente. E’ quindi indispensabile riconoscerlo e saperlo gestire, perché, se da un lato può essere un grande alleato nella nostra crescita, dall’altro può crearci un sacco di problemi…
Il Conoscitore Psicologico comprende i meccanismi psichici e riconosce le dinamiche delle relazioni. In genere, si sviluppa precocemente, per aiutarci a creare un certo “ordine” rispetto al ricco e a volte tumultuoso mondo emotivo e relazionale che ogni famiglia porta con sé. E’ un aspetto affascinato dalla conoscenza, in specie psicologica, relazionale, emozionale, ed ha sicuramente una forte influenza nella scelta degli studi, degli interessi, delle letture in questo campo. La sua presenza infonde un senso di sicurezza, perché la sua comprensione di ciò che ci accade è notevole. Il problema nasce dall'eccessiva identificazione con questo sé, che non è connesso energeticamente con gli altri: è come se "guardasse" le persone anziché "essere" con loro. E questo può scatenare molte reazioni!
Il sé che parla qui è il Conoscitore Psicologico di Adriana…
Adriana conosce già il Dialogo: all'inizio della seduta ha parlato della frustrazione riguardo alle reazioni che ottiene dal marito quando gli parla del loro rapporto o di temi relativi alla salute interiore.
F.ore: - Vorrei parlare con la parte di te che comunica queste cose a tuo marito….
Conoscitore Psicologico di A (sicuro, emotivamente distaccato): - Puoi ben immaginare che sono io.
F.ore: - Lo supponevo… immagino che tu abbia un'opinione ben precisa su cosa dovrebbe fare suo marito per stare meglio.
C. P. A.: - Certamente: sono anni che glielo dico. Ma il problema affonda le radici nell'infanzia, nel rapporto irrisolto con
F.ore: - Adriana invece…
C.P. A: - Doveva farlo! Io ero con lei fin da quando era bambina. A spiegarle che non doveva stare male per quello che le diceva sua madre, che era un'ipocondriaca. Senza di me si sarebbe sentita sempre in colpa, inadeguata.
F.ore: - Quindi l'hai protetta.
C. P. A: - Certo. Poi i seminari, le letture hanno ampliato la mia conoscenza. Sai, ci sono amiche che si rivolgono a lei, anzi a me, per capire cosa sta succedendo.
F.ore: - Immagino che questo ti faccia piacere.
C. P. A: - Ovviamente! Io amo capire e far capire, osservare gli schemi della natura umana, trovare le risposte, comunicare.
F.ore: - Quindi sei tu che parli, con le amiche bisognose…
C. P. A: - Sai, lei è "circondata" da amiche bisognose. Con loro le cose vanno bene. Ma lei non può chiedere molto, a loro.
F.ore: - Ne sentiresti il bisogno?
C. P. A: - Io naturalmente no. Ma altre parti di lei vorrebbero più scambio… (comprensivo) sono parti fragili, vulnerabili. Ma quando sta con me non le sente molto.
F.ore: - Come si sente, quando sta con te?
C. P. A: - Comprensiva. Un po' al di sopra delle situazioni: come se le stesse osservando; esce dal suo subbuglio emotivo e trova chiarezza, aria, visione prospettica. Io "ho" le risposte.
F.ore (colpito dall'energia dell'ultima frase): - E' con questo tono che lei si rivolge al marito, quando lo vuole convincere a guardarsi dentro, a risolvere i suoi problemi?
C. P. A: - Certo che io parlo così. Io so. Ma capisco naturalmente quello che vuoi dire (il C. P. capisce al volo!). Devo ammettere che il mio tono potrebbe essere giudicato… come dire… supponente.
F.ore (divertito): - Apprezzo la tua onestà. Cominci a capire perché, se sei "tu" che parli col marito, la reazione possa essere di fuga?
C. P. A: - Sai, a volte la manda letteralmente a quel paese. A me spiace, perché sono certo che le cose che dico sono davvero utili, importanti!
F.ore: - Ti capisco. Forse, quando comunica con lui, Adriana potrebbe essere in contatto con altre energie più intime e interessate al rapporto, magari
C.P. A (un po' a disagio): - Comprendo quello che vuoi dire. Però lei sarebbe più coinvolta, più fragile…
F.ore: - Probabilmente. Però sarebbe più vicina a lui. Prendetevi un po' di tempo per pensarci…
Come possiamo scoprire se siamo identificati con il Conoscitore Psicologico?
Per prima cosa, avremo una chiara percezione di cosa succede nell'altra persona: cosa deve fare, di cosa ha bisogno… e sentiremo di poterlo aiutare. Un altro fatto che ci può aiutare a capire è che non ci sentiamo vulnerabili. Tuttavia, quando non ci sentiamo vulnerabili noi non lo sappiamo: ci vuole qualcun altro che ce lo dica. E questo è un altro modo: attraverso le reazioni delle altre persone: figli, partner, amici. Se ce lo dicono, siamo fortunati: altrimenti il rancore si accumula dentro e noi non abbiamo modo di scoprirlo. Un altro segno è che non vediamo il nostro contributo ai litigi o alle incomprensioni nella relazione: il Conoscitore Psicologico infatti è un esperto nella psicodinamica dell'altro: il "pasticcio", la disputa non si applica a noi: noi ne siamo già fuori, abbiamo già capito. Questo senso di essere nel giusto fa letteralmente impazzire l'altro. Infine, la sensazione di non essere reattivi: il Conoscitore Psicologico non è emotivamente coinvolto, è più razionale, ci fa sentire le cose chiaramente - sono gli altri ad essere instabili… noi ci sentiamo bene, pensiamo che non stiamo contribuendo al caos generale, anzi sappiamo come è difficile per loro.…
Riassumendo:
-
sappiamo tutto dell'altro
-
non ci sentiamo vulnerabili
-
non vediamo il nostro contributo nei litigi
-
abbiamo la sensazione di non essere coinvolti
Riconoscere il nostro Conoscitore Psicologico attraverso le reazioni degli altri.
Ci sono 3 modi principali con cui gli altri reagiscono:
a) diventano "Figli" del Conoscitore Psicologico: Buoni Studenti, Buoni Clienti in terapia, Buoni Allievi ai corsi. Tale è la natura archetipica di questa energia: le persone che conoscono molto hanno molto da trasmettere e il primo modo con cui le persone reagiscono è diventandone Figli-desiderosi-di-conoscere. E' importante cominciare a discriminare perché, se si rimane qui a lungo, poi arriva…
b) la parte opposta: gli altri diventano "Ribelli". Il Conoscitore Psicologico può dire cose meravigliose e vere, con ottime intenzioni, ma l'altro non vuol sentire, perché dalla parte ribelle si vede solo il negativo: "odio quando mi parli così!". La persona può non reagire apertamente, ma restare in un silenzio carico di sopportazione o guardare con uno sguardo che dice "Oh no, per piacere non questo ancora!".
c) Il terzo modo è: sparire! A livello inconscio, la persona percepisce che non sta parlando con un vero essere umano, ma con un sé. In questo caso il Conoscitore Psicologico non capisce cosa è successoe può essere molto triste.
La solitudine del Conoscitore Psicologico
Il "posto" del Conoscitore Psicologico è un luogo di solitudine: infatti questo sé non è nutrito a livello energetico e la persona sente un senso di vuoto… tuttavia non sa cosa sta succedendo. Al di sotto c'è una vulnerabilità non accudita: quanto più essa cresce, tanto più il Conoscitore Psicologico cerca di comunicare nel solo modo che conosce, ottenendo però solo un senso di solitudine (pensate ad Adriana: le sue amiche sono presenti solo per ricevere consigli, il marito sfugge e sbuffa…)
Ricordate che nessun sé è negativo o positivo: il Conoscitore Psicologico è davvero alla base del nostro desiderio di conoscenza e della nostra crescita: sta a noi comprenderlo e gestirlo consapevolmente in modo da utilizzare al meglio i suoi doni.
Questo articolo è comparso come prima uscita sul sito dell'Associazione Voice Dialogue Italia (www.voicedialogue.it)
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