Sognare, che passione! - Federica Vignoli

Nell'universo Internet esiste uno spazio che non temo di definire magico... Forse uno dei pochi luoghi virtuali in cui l'utente deve necessariamente porre l'attenzione al “dentro” e non al “fuori”, aprendosi così ad un'opportunità di crescita. Si chiama La Stanza dei Sogni[1]: vi si pubblicano i propri sogni per poterne riceverne commenti e vi si leggono sogni altrui con la possibilità di commentare, tenendo fermi alcuni principi del Voice Dialogue. Tutti, indistintamente, abbiamo a che fare di frequente con le immagini oniriche (anche se decidiamo di dimenticarcene subito), ma diverso è poter nuotare ed immergersi  nel variopinto mare da esse creato attraverso numerose e diverse persone: si ha l'impressione di divenire esploratori dell'oceano-sogno. Sul sogno è stato scritto in ogni tempo e in ogni luogo: dalla cabala alle religioni, dallo sciamanesimo alla psicologia analitica, il fenomeno, che fra l'altro condividiamo con vari animali, ha sempre suscitato profondo interesse e curiosità. Senza nulla togliere ai grandi filosofi, scienziati, psichiatri e psicologi che si sono occupati di esso e che certamente ci danno modo di conoscerlo attraverso il loro punto di vista, qui è lui in persona a parlare e far bella mostra di sé... Com'é?... Incontrarlo così? Senza filtro alcuno? Materia prima della psiche?... La prima parola che mi viene per descrivere la mia personale sensazione è “stupore”. Stupore come davanti ad una cattedrale, ad un affresco, ad un cristallo di neve, ad un'opera d'arte insomma. E che dire di un'opera d'arte? Dopo un primo attimo di smarrimento ci si accorge di quanto si può dire, ma soprattutto sentire: non importa il cos'è, ma il chi è. Tutti sappiamo perfettamente che cos'è un sogno: “serie di immagini che al di fuori del controllo della coscienza e della volontà si presentano durante il sonno in una successione generalmente non regolata dalle leggi della logica, recita il Dizionario Garzanti della Lingua Italiana; si potrebbero usare altre parole, aggiungere particolari, avvalersi di un tono più poetico, ma la definizione, in sostanza, non muterebbe. Ma è quando ci si domanda chi è, cosa vuole dirmi, che ci si trova scaraventati all'interno di un'intrinseca enigmaticità e inafferrabilità... Allora, o ci si scoraggia e si desiste dal tentativo di penetrare il mistero, oppure si continua, cercando una via. Trovo appassionante la ricerca di questa via, ogni volta diversa: per quanti sforzi siano stati compiuti in questa direzione infatti (la letteratura sul sogno, come ho già detto, è di una vastità e varietà sconfinata), non è ancora stata scoperta la formula in grado di spiegare il comportamento del sogno e di permetterci di considerarlo in modo univoco e indiscutibile. Non so se mai tale formula verrà trovata, ma, nel caso, essa dovrebbe racchiudere in sé sia l'immensa complessità di ogni singolo individuo e del suo percorso di vita, sia l'immensa vastità dell'universo... Fin troppo ovvio dire che si sogna di se stessi, della propria esperienza, del proprio sentire, come di infinito altro, altri mondi, anime trapassate, creature sconosciute... Siamo dentro l'anima, o, se si preferisce, dentro il soggettivo e il relativo per eccellenza, dove cercare di oggettivare e assolutizzare è un'impresa titanica e (credo) inutile. Per quanto possa essere infatti arricchente scoprire che il tuono viene generato da un'onda d'urto, provocata dall'espansione dell'aria, a sua volta provocata dal fulmine, a sua volta provocato da una grande differenza di potenziale elettrico fra due corpi, il tuono rimane IL TUONO e il fulmine rimane IL FULMINE, con tutto quello che suscitano nell'immaginario, in altre parole non perdono la loro dimensione simbolica, individuale e collettiva. Così, al di là dell'osservazione dell'evento, della raccolta di dati, della ricerca di differenze e similitudini fra essi, sicuramente importante, se si prova il desiderio di confrontarsi con con la dimensione-simbolo, si vede e si sente la necessità di ribaltare le modalità di ragionamento cui solitamente si è abituati: occorre rendersi disponibili al sempre diverso, alla validità di tutto e del contrario di tutto, in una parola all'abbandono della certezza. In tal modo dall'acqua come due molecole di idrogeno ed una di ossigeno, ad esempio, si salta all'acqua che sgorga come un'emozione, che fluisce morbidamente come l'ondeggiare dei fianchi di una donna, che si insinua come un pensiero costante, che ristagna come un sentimento bloccato, scura che mette paura, chiara, buona da bere... Solitamente non siamo abituati a sentirci comodi in questa inafferrabilità, non siamo educati a muoverci senza punti di riferimento lungo una strada che si dirama sempre di più in altre strade, che sembra giungere dappertutto e al contempo da nessuna parte... Eppure, quando si accetta di calarsi in tale dedalo, si scopre presto come in questo stesso andare e venire, scendere, salire e poi virare, risieda un altro livello di conoscenza: l'analogia si arrotola su se stessa creando un vortice a forza centripeta. Si inizia ad apprendere un linguaggio in cui il rebus può essere sciolto mille e mille volte, dunque rimane mille e mille volte rebus ed in questo risiede la sua enorme ricchezza. Protagonista diventa non più il mio comprendere, ma il mio sentire, che conduce me verso me stesso e al contempo, in un gioco di specchi, l'altro verso se stesso! In questo senso prezioso e liberatorio l'obbligo di usare, nel commento ad un sogno, la formula se fosse il mio sogno. Se fosse il mio sogno io penserei, farei, mi domanderei... Io, libero di esistere, tu libero di imparare, oppure no, dal mio esistere... Questo perchè l'intento non è di interpretare il sogno (lasciamo ciò ai detentori di verità), ma di fornire strumenti affinchè il sognatore possa decidere cosa significhi, per lui e in quel momento, il suo - e solo suo - sogno. Anche la partecipazione del sognatore è dunque attiva, si richiede uno sforzo riflessivo da parte sua e se questo da un lato risulta certamente più scomodo rispetto allo starsene passivi, mentre qualcun altro (il sapiente di turno) sbroglia il nostro nodo per noi, dall'altro è un modo per passare al posto di guida e ampliare la consapevolezza di sè. Un sogno è come un libro il cui contenuto può essere riscritto in modo significativamente sempre diverso per tutte le volte che lo si desidera e quel “significativamente” solo il sognatore può saperlo. Aprendo una parentesi mi piace aggiungere che questo modo di procedere può essere valido per leggere la realtà in senso lato: si provino a guardare gli accadimenti di una giornata come se fossero un sogno... Che simboli sono emersi? Quali sono i rimandi? Cosa evocano? Che sensazioni danno? A cosa fanno pensare?... Le scoperte sono spesso sorprendenti e anche divertenti! Si tende a smettere di sottovalutare la propria vita onirica, liquidandola con la comune frase: “è stato solo un sogno”, negandone così l'esistenza, certamente diversa rispetto a quella dello stato di veglia, ma pur sempre esistenza. Mi sorprendo e mi intristico sempre quando sento dire ai bambini: “Babbo Natale non esiste” (o Robin Hood o la Fata Morgana...): tutto il mondo ne parla e lo rappresenta, poi diciamo che non esiste... Non sarebbe meglio dire: “ha un'altro modo di esistere”? ...

In conclusione, frequentare La Stanza dei Sogni, vuol dire per me un notevole arricchimento sia personale sia professionale. Ricevere feed-back ai propri sogni significa diversificare le proprie riflessioni, considerare aspetti che non si erano notati, a volte trovare l'anello mancante... Formulare feed-back vuole invece dire provare il piacere di guardarsi attorno con gli occhi di un bambino, provare il brivido di spogliarsi di sovrastrutture, percepire la sacralità dell'altro; in senso lato, esercitare e potenziare quel pensiero più analogico che logico, più intuitivo che attivo, con grande senso di ampliamento.

 

Sognare, che passione! di Federica Vignoli

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[1] Negli anni ’80 Hal e Sidra Stone, creatori del Voice Dialogue, misero sul loro sito la “Dream Room”, che è stata un punto di aggregazione e studio per quasi trent’anni. Più recentemente hanno invitato gli insegnanti di altri paesi a sviluppare le sezioni in lingua francese, olandese e italiana. A breve la versione italiana della Dream Room, la Stanza dei Sogni verrà gestita direttamente dall’Italia, dal sito InnerTeam, dietro invito degli Stone. Alla gestione della Stanza collaborano: Franca Errani, Giovanni Civita, Morena Cremonini e Federica Vignoli. E’ possibile far parte dello staff di collaboratori scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Occorre aver frequentato la Scuola di Counseling indirizzo Voice Dialogue. L’attività di monitoraggio e risposta ai sogni può far parte del tirocinio, su richiesta dell’interessato.

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