Sull'eleganza del fiore che muore - Federica Vignoli
Io attraverso di te - Recensione del libro Sull'eleganza del fiore che muore di Hannah Jonà Listieva (ed. Albatros) - A cura di Federica Vignoli.
Penso che la maggior parte di noi non abbia idea di cosa significhi. Se siamo in contatto con le nostre parti empatiche e sensibili possiamo immaginarlo, certo, per qualche attimo. Per qualche attimo percepire la sofferenza di queste persone, ma diverso, profondamente diverso, è vivere certe eserienze in prima persona e sulla propria pelle. Ovvio. Mi viene in mente quel proverbio apache: Grande Sprito, preservami dal giudicare un uomo non prima di aver percorso un miglio nei suoi mocassini. Tradotto nel linguaggio del Voice Dialogue penso voglia dire: trova dentro di te l'extracomunitario e al contempo, trova il razzista!! Comprendi le ragioni dell'una e dell'altra parte e agisci in una logica non di scontro e opposizione, ma di win-win, io vinco, tu vinci... Ah, quanto mi piacerebbe che i nostri governanti possedessero tale capacità!! Probabilmente non ci sarebbe bisogno di tanti inutili dibattiti e sterili discussioni... Comunque questa è un'altra faccenda. Torniamo a noi. Assai difficile, dunque, cogliere profondamente cosa voglia dire... La nostra esperienza è il trovarsi “di qua”, parti di una società in cui i bisogni primari, vale a dire il pane, l'acqua e un riparo sotto cui dormire, possono essere più o meno soddisfatti e i cui problemi da affrontare diventano altri. Altri come... fare i conti con chi domanda aiuto, in tutti i modi in cui è possibile domandarlo: con discrezione, con umiltà, con professionalità, con dignità, con disperazione, con insistenza, con prepotenza, con arroganza... E con una gamma di reazioni individuali e collettive, che spaziano dal desiderio di accogliere e andare incontro, al sentirsi invasi e violentati, dalla curiosità di conoscere il diverso, al bisogno di stabilire confini, dalla paura all'incoscienza, dall'assistenzialismo alla rabbia... Mi sono fermata spesso a parlare con questi pezzi di mondo che, improvvisamente e inaspettatamente, hanno iniziato a piovere qua (faccio parte della schiera dei curiosi): Albanesi, Ucraini, Rumeni, Polacchi, Filippini, Cinesi, Russi, Marocchini, Algerini, Senegalesi, Magrebini, Tunisini, Arabi e chi più ne ha più ne metta... Infinite vicende umane, diverse e in qualche modo simili, che tracciano, lentamente e velocemente, segmenti multicolori sulla superficie della Terra. Fame, solitudine, separazioni, sopportazioni, umiliazioni, ambizioni, conquiste, soddisfazioni, appagamenti, compiacimenti... Il gigante nero sulla spiaggia, la cui sopravvivenza dipende dalla vendita di un accendino... Il ragazzo dagli occhi di mandorla che lava pavimenti per mantenersi agli studi... La donna velata, incinta del quinto figlio, che esce raramente perché il marito non vuole... La biondona dell'est che veste Armani perché sa come usare la sua bellezza... L'instancabile domestica di una ricca signora, che guadagna molto più di me e ha potuto acquistare una casa ai figli... La mia amica T., che ha lasciato la sua bambina di tre anni dall'altra parte del mondo e che è andata a riprendersela, dopo sei, una volta raggiunta faticosamente la posizione per garantirle un futuro migliore... Potrei continuare ancora a lungo nell'elencare questi incontri, per la maggior parte fugaci, di cui non mi è rimasto né volto, né nome, ma solo il sapore - amaro, dolce, acido, qualche volta nauseante - di una storia che ho desiderato stare a sentire.
Ma ne ho fatto un altro, ultimamente, diverso. Ho incontrato Hannah Jonà Listieva, fra le pagine del suo libro-intervista: Sull'eleganza del fiore che muore. E Hannah mi ha stupito perché non ha semplicemente raccontato la sua storia di immigrata russa in Italia, ma ha delicatamente e rispettosamente raccontato di come lei ha visto e vede l'Italia e gli italiani. Presuntuosamente troppo impegnata nel desiderio di farmi io un idea, fra tante domande che ho rivolto a queste persone, non c'è mai stata: “ma tu come vedi me, noi?” Sono certa che ognuno di loro avrebbe dato una risposta diversa, a seconda delle diverse esperienze, ma mi sarei portata a casa un bel po' di punti di vista che mi avrebbero potuto far riflettere, oltre che sulla situazione altrui, su di me, sia come persona, sia come cittadina italiana. Come mi ha fatto riflettere Hannah. Su molti temi. Ad esempio, c'è un modo diverso di sorridere, che non si localizza nella bocca e nei denti, ma si espande in tutto l'essere ed è visibile negli occhi e, impercettibilmente, sulle labbra chiuse... Mi è venuta in mente la Gioconda... In Russia sanno sorridere come la Gioconda, noi non lo sappiamo fare e non lo sappiamo neppure cogliere, cosicché c'è chi si sente costretto perfino a “imparare a sorridere” come sappiamo fare noi, per non sentirsi più pesce fuor d'acqua di quanto già lo sia. Oppure c'è un modo diverso di fare e ricevere quel qualcosa che invece per noi è quasi sempre occasione di diverbio, polemica o crisi, vale a dire la critica!! Alla domanda: “di cosa hai nostalgia?” Una delle risposte di Hannah è: della critica, ho nostalgia della critica... Di quando una persona ti regala un po' del suo tempo per dirti, con gentilezza, dandoti modo di imparare, cosa secondo lei non va, dove puoi migliorare e di quando tu ti senti libero di fare altrettanto, consapevole che verrà vissuto come un atto d'amore... Beh, in questi termini mi sono riconosciuta anch'io affamata di critica... Forse di ciò che noi chiamiamo “critica costruttiva”, così rara da sentire in giro... Hannah è laureata e specializzata, in Psicopedagogia e in Logopedia, ma fa in Italia la domestica o la “badante”; in tale ruolo ha avuto modo di osservare, con la lente di ingrandimento, la natura delle persone che ha incontrato, quando umana e quando molto meno umana: il suo racconto si dipana, senza giudizio, ma con disarmante lucidità, sulla base di questa osservazione. C'è chi l'ha chiamata “infermiera” per il rispetto che nutriva per lei e per il suo lavoro, c'è chi l'ha chiamata “badante” anche se poteva chiamarla per nome, ci sono bambini che non l'hanno voluta seduta vicino e anziani che hanno voluto lei in punto di morte, amicizie finite per “equivoci culturali” intorno al regalo di un fazzoletto... C'è l'Italia del cibo, della politica, di Sanremo, dei caffè-libreria... Il tutto intensamente concentrato in poche pagine.
Ne nasce un quadro in cui al centro si situa l'archetipica relazione fra il “ricco” e il “povero,” fra chi si trova in condizioni di bisogno e chi di bisogno non ne ha, con un ampio spettro di modalità di risposta a tale relazione, dall'una e dall'altra parte. Voglio concludere con le parole di Hannah: “Siamo tentati un po' tutti di cercare il male fuori di noi, più lontano lo troviamo meglio è, ma è una terribile fregatura... Sia il bene che il male abitano nel cuore umano, occorre decidere cosa coltivare innaffiando al momento giusto l'uno o altro...”
Federica Vignoli
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