Sara Cattò - Imparare ad innamorarsi
Il giovane Casanova, nell’omonimo film di Giacomo Battiato, esclama:
“Solo un dio può innamorarsi e pensare nello stesso tempo!”.
Ebbene, imparare a innamorarsi è un metodo per aspiranti dèi.
È convinzione comune che l’innamoramento sia qualcosa che succede, imprevisto e imprevedibile e che ci colpisce, come Cupido con le sue frecce. Non possiamo farci nulla, siamo nelle sue mani, siamo “caduti” come dicono gli inglesi (to fall in love) o i francesi (tomber amoureux).
E intanto siamo ciechi, perché è tali che ci rende l’amore – così ci hanno insegnato.
E dal momento che abbiamo perso la testa, e siamo pazzi d’amore, siamo in uno stato incerto, perfino potenzialmente pericoloso, una paresi temporanea delle funzioni cerebrali. Non di rado chi ci conosce e ci vuole bene si ritrova a sperare che questo disturbo ci passi presto, che ci cada finalmente il prosciutto dagli occhi, e che torniamo a essere le persone sensate che eravamo prima. Ma siamo assolti in partenza: si sa, al cuore non si comanda. Qualcuno, un po’ nostalgico, un po’ invidioso, tenterà di tranquillizzarci: “non ti preoccupare, passa presto”.
E fintanto che resteremo convinti che l’innamoramento sia un mistero, che l’amore sia cieco, che il cuore innamorato sia inconoscibile e indomabile, esso resterà tale.
Come psicologa voglio sondare e conoscere una delle esperienze umane più coinvolgenti, speciali, caratteristiche e universali, capace di smuovere così tante energie, di creare coppie e famiglie, di distruggere coppie e famiglie, di mettere genitori contro figli, amici contro amici, di creare scandalo, di sconvolgere la vita improvvisamente, capace di farci abbandonare tutto e tutti, di farci sentire vivi, vitali, gioiosi, fiduciosi.
Tutti rivendichiamo per noi il diritto all’innamoramento, ma il vero innamoramento non è per tutti. L’innamoramento è la fase in cui “mettiamo a dimora” i semi che germoglieranno nel successivo rapporto di coppia, è l’incipit della vita amorosa. Di questo tratto qui, dell’innamoramento e delle fasi che lo precedono, perché esso non accade nel nulla e dal nulla.
In quanto psicologa sono interessata a capire meglio non solo la fenomenologia dell’innamoramento (cos’è, come si manifesta, quanti tipi ne esistono, quali conseguenze sociali produce) ma anche quali siano i meccanismi psicologici che lo scatenano e in che modo possa trasformarsi da esperienza subìta in esperienza attiva e fondamentale per la crescita del singolo e di conseguenza della società. L’innamoramento può infatti essere uno straordinario “acceleratore di coscienza”.
Davvero ci capita, non sappiamo come, né perché? Davvero, come ci dicono, Cupido scaglia le sue frecce a caso? Davvero l’amore rende ciechi e tanto vale rassegnarci?
L’idea che possa non essere così, che l’innamoramento possa essere capito e guidato, cioè gestito consapevolmente, può risultare strana, se non assurda o perfino blasfema, quasi contro natura.
Qualcuno potrebbe indignarsi: “eh no, non toglieteci anche questo! Che fine fanno il sentimento, la passione, il coinvolgimento? Tutto diventa così freddo e calcolato.”
Voglio confutare questa convinzione, che spesso è solo un comodo alibi, e cercare di rispondere non solo al “che cosa”, ma anche al “come”.
Ci sono domande “scottanti” alle quali non ci possiamo sottrarre:
• Perché ci innamoriamo di quella persona (proprio di lei, di lui) e non di un’altra, né di chiunque?
• Essere innamorato di lei/di lui mi garantisce che sia la persona giusta? E se no, come accorgermene?
• Qual è la ‘persona giusta’ per me?
• Esiste l’anima gemella?
• Ci sono dei requisiti necessari, senza i quali l’innamoramento non è possibile?
• È possibile essere innamorati di più persone contemporaneamente?
• C’è un’età per innamorarsi? Ci si può re-innamorare del proprio partner, in una relazione stabile?
• Perché dopo un po’ l’innamoramento se ne va e sembra impossibile sfuggire alla delusione, alla rottura dell’incantesimo, al “calo del desiderio”?
• Gli innamoramenti sono tutti uguali? Possiamo imparare qualcosa dai nostri innamoramenti?
• E inoltre: Perché esiste l’innamoramento? In fondo, non potevamo farne benissimo a meno?
• E soprattutto: È possibile comandare al cuore? È possibile imparare a innamorarsi?
Ognuno di noi è convinto di avere il diritto di innamorarsi e trovare l’altra metà di se stesso, ma pochi pensano che sia necessario costruire le condizioni adatte perché questo avvenga. Pretendiamo che ci spetti, lo diamo per scontato e lo rivendichiamo, come facciamo per la pensione o altre forme di assistenza sociale che vogliamo ci siano garantite. E se le cose invece vanno male, se gli incontri che facciamo sono sbagliati, se ancora non abbiamo trovato il partner o la partner con cui vivere la relazione che desideriamo, ce la prendiamo con la vita, con dio, col destino.
E così facendo continuiamo a sostenere la convinzione che al cuore non si comanda, che la possibilità di incontrare un compagno giusto per noi dipenda da chissà quale potere fuori di noi. Perché piuttosto non rivendicare questo potere per noi stessi, perché non riconoscere che possiamo fare qualcosa, che abbiamo il diritto di dire la nostra?
Il vero innamoramento presuppone dei requisiti, delle premesse, delle precondizioni senza le quali questa esperienza non è possibile. Si possono vivere forti attrazioni, grandi infatuazioni, potenti pesudoinnamoramenti, ma restare esclusi dal vero innamoramento. Com’è possibile?
Spero, se vorrete accompagnarmi nell’avventura, di poter dimostrare che esistono ipotesi ragionevoli, risposte possibili alle domande di cui sopra. E anche che testa e cuore, volontà e amore, consapevolezza e innamoramento non sono destinati a rimanere estranei, quando non addirittura nemici, e che essi possono felicemente cooperare senza che questo tolga nulla all’intensità del sentimento e alla forza della passione. Anzi, il sentimento viene potenziato dalla consapevolezza e – in un modo apparentemente paradossale – la consapevolezza può espandersi proprio grazie al sentimento.
L’amore non è cieco di per sé. Siamo noi che lo rendiamo tale quando chiudiamo gli occhi e ci rifiutiamo di vedere. Insomma, al cuore si comanda, ma bisogna sapere come fare.
L’innamoramento è un evento portentoso e risveglia energie che in certi momenti ci paiono sovraumane. Questo accade perché è un fenomeno complesso e qualsiasi approccio monodisciplinare (solo filosofico, solo psicologico, solo neurologico,…) finisce per essere restrittivo, col rischio di voler descrivere un cristallo multisfaccettato attraverso un’unica faccia. Ecco perché in questo libro dispiego le ali in spazi ampi e, volando, vado e vengo tra la terra e il cielo più e più volte.
Gli ultimi due capitoli contengono la parte “operativa” del metodo Imparare a Innamorarsi, e sono corredati di esercizi, tecniche, schede di lavoro.
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