Edi Salvadori - Gnosi te Ipsum

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Edi Salvadori, della quale presento con apprezzamento questo importante lavoro di interconnessione tra le teorie della personalità e il Voice Dialogue, è stata allieva della scuola di counseling di prevenire è possibile e della scuola di Franca Errani che rappresenta in Italia l’approccio al counseling sulla base delle intuizioni, dell’esperienza e della teoria di Hal e Sidra Stone.

Questo suoi lavoro è prezioso non solo perché tutte le integrazioni tra teorie sono estremamente meritevoli in questa fase di ricerca psicosociale perché gettano un ponte tra la babele linguistica delle diverse scuole di counseling e di psicoterapia ma anche e soprattutto perché si muove su un terreno assai fertile della ricerca nel quale, purtroppo, sono in corso semine di zizzania. Mi riferisco al tema del rapporto tra Io consapevole e parti del sé variamente definite nella attuale stato di ricerca e di analisi.

Hillman polemizza contro le psicologie che hanno come meta finale l’integrazione della personalità che tende ad escludere la disintegrazione “… la frammentazione , scrive (pag 135 di “La re-visione della psicologia”) non è mai (per le psicologie che Hillman vuole revisionare) in funzione delle parti, di quelle persone multiple che sono la vera ricchezza della vita psichica; la frammentazione è solo una fase preliminare verso la ricostruzione di un io più forte. Questi approcci che preferiscono la sintesi all’analisi, l’integrazione alla differenziazione, e che vogliono conservare i rituali terapeutici ma non i contenuti patologici, trascurano una delle più profonde intuizioni uscite da questo ultimo secolo di psicoterapia…La psiche non esiste senza patologizzazione..”. Da quando si è scoperto che l’inconscio è un fattore attivo in ogni anima , si è anche riconosciuto che la patologizzazione è un aspetto intrinseco alla personalità interiore”.

La lunga citazione è necessaria per fronteggiare molti equivoci che sono contenuti in questo pensiero e che approcci come quello di Voice Dialogue e Prevenire è Possibile e, in genere, tutti gli approcci al counseling , implicitamente o esplicitamente contestano.

Vediamo i perché.

Edi Salvadori descrive nel suo lavoro “l’imprescindibilità della relazione, come processo di crescita e formazione, estendendo questa affermazione anche all’incontro con sé stessi, ponendo l’accento sull’importanza dei nostri sé primari, che ci hanno protetto fino ad oggi e i nostri sé rinnegati, che abbiamo con forza represso dentro di noi, perché non erano quelli che ci consentivano di ricevere gratificazioni all’interno del nostro ambiente familiare, per pervenire nella condizione dell’ego consapevole, raggiungendo così quell’equilibrio che ci consentirà di “comunicare con consapevolezza”.

L’affermazione è corretta e importante poiché centra il processo sull’io consapevole come luogo di estensione della coscienza, missione tipica e specifica degli esseri umani. La “famiglia interiore, con i nostri sé rinnegati, … è in continuo fluire, è formata da sé primari, che si formano entro i tre anni, per proteggere il bambino vulnerabile, che è dentro ognuno di noi”.

Questa famiglia interiore non è necessariamente patologizzazione del sé, anzi è difesa e struttura per la costruzione stessa dell’io consapevole, che, se non supera nell’età adulta le contraddizioni degli io rinnegati entra nei copioni di comportamento che determinano disagio per la strozzatura che impongono alle ulteriori crescite dell’Io consapevole.

“L’ego consapevole, continua Edi Salvadori, diventa l’ego operativo, perché rappresenta la funzione esecutiva della nostra psiche. Più siamo nell’ego consapevole più sudiamo e meno ci sentiamo in colpa per le decisioni prese, per cui il nostro critico interiore tace, perché la scelta presa costituisce il frutto della visione lucida e dell’esperienza”.

Questa base di riflessione diventa invece confusa e rarefatta nella regione della psicologia di Hillman che, utilizzando l’interessante ma confuso concetto di Jung dei complessi archetipi, vede la struttura dell’inconscio esistente nei termini della patologizzazione. Sembra che non ci sia nessun contatto teorico o di buon senso con le recenti scoperte delle genetica derivate dalla mappatura del DNA. Non viene infatti presa in considerazione la tesi che i complessi archetipi siano presenti nell’inconscio collettivo perché scritti indelebilmente nel DNA umano come esperienze primordiali necessarie alla costruzione di io relazionale e sociale dopo il superamento dell’orda primitiva. Incesto, gelosia, invidia tra fratelli, l’eroe, il divino, i miti che hanno affascinato decenni di psicoanalisi sono scritti dentro di noi come processi di costruzione sociale e sono stati per millenni i fattori determinanti la sopravvivenza della specie che, se non fosse stata sociale ma solo branco, non avrebbe visto né lo sviluppo né la mera sopravvivenza.

Ma la visione politeistica dell’io, impostata da Jung e dai suoi successori (fra questi possiamo menzionare J. Hillman e Jean S. Bolen), non è una patologizzazione statica e insuperabile ma è la nuova sfida che l’io consapevole deve affrontare per estendere la sua capacità di coscienza oltre la frontiera dell’inconscio individuale fino a quella dell’inconscio collettivo.

L’urgenza della crescita umana in questa direzione è sotto i nostri occhi di fronte al disagio collettivo ed alla psicopatologie dei fondamentalismi (le cui radici sono proprio connesse al mancato superamento degli archetipi di dominio e di potenza) e nelle nostre mani quando, come counselor esprimiamo la “Visione lucid”a, che non è un livello di azione, ma di semplice osservazione e di non coinvolgimento emotivo, durante la quale il cliente è al fianco del Facilitatore: “questa figura può far tornare alla memoria l’immagine di Caronte, il traghettatore infernale di anime nel fiume Acheronte, perché anche lui, fondamentalmente, è un traghettatore, in questo caso di energie che devono essere conosciute dall’ego consapevole” (Edi Salvadori, pag. 15).

Vincenzo Masini

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