Il Malato Immaginato - Marco Bobbio

07_10_il-malato-immaginatoUn libro di straordinaria chiarezza sui temi più impegnativi della medicina di oggi.  Scritto in un linguaggio pacato, con sfumature di umorismo raffinato, con dati scientifici rigorosi e una ricchissima bibliografia, il nuovo libro del dottor Marco Bobbio, cardiologo, primario all’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, descrive i rischi di una “medicina senza limiti”, espressione che, posta a sottotitolo, evidenzia il filo conduttore della lucida e appassionata disamina.

L’Italia è il paese con un record europeo non invidiabile, quello del maggior consumo di farmaci per singolo cittadino, e del più alto numero di medici per quota degli stessi. Un sistema che sta implodendo; con pazienti sempre più confusi ed esigenti, sempre più insicuri e pronti a percepire come malattia qualsiasi anche lieve disagio, aiutati in questo, ovviamente, da una struttura medica, farmaceutica, ospedaliera e informativa che è più che pronta a creare nuovi bisogni…

Chi sono, i veri malati? Non c’è forse il rischio che una visione “ipersalutistica”  ci trasformi in malati “immaginati”, da noi stessi e dai nostri medici curanti, essi stessi oggetto più o meno consapevole di una informazione sui farmaci proveniente quasi totalmente dalle aziende farmaceutiche?  Il primo a porre la questione fu, nel 1976, Ivan Illich, con il suo famosissimo e profetico libro “Nemesi Medica”. La “espropriazione della salute” sarebbe stata l’effetto distorto di una gestione della medicina essa stessa originatrice di malattia; malattia che diventa merce, che serve a creare profitto. Ovvio che la cura dei soli veri malati è limitata; se l’orizzonte si amplia e accogliere i “potenziali malati”, i sani che devono restare sani, che vogliono migliorare la salute, è evidente che il campo si allarga a dismisura! Il meccanismo, anche quando si fondi su una buona volontà, è fatto di passi prevedibili e ben studiati: innanzitutto si induce un bisogno; poi si presentano i dati delle ricerche in modo da massimizzare i dati positivi, lasciando in ombra quelli negativi; poi si anticipa la diagnosi (un capitolo davvero interessante!), poi si attivano campagne di sensibilizzazione (con la presenza di esperti di fama, i cosidetti “opinion leader”)…. Sono passi di una danza ben concertata, dove a muoversi a volte sono anche persone in buona fede, ma i cui danni sono sotto gli occhi di tutti. Oppure no?

 Marco Bobbio descrive, all’inizio di ogni capitolo, un caso tratto dalla sua esperienza professionale: si entra così immediatamente nella realtà, si ha una percezione chiara di come un certo tipo di informazione – volutamente di parte? – crei bisogni e incertezze assurde. Il rischio è che i medici trascorrano sempre più tempo a curare persone non malate, a discapito, forse, di quelli che invece un problema vero ce l’hanno! Un meccanismo perverso, che fa sì che il paziente non esca soddisfatto dallo studio medico se non ha un nutrito numero di prescrizioni di altri esami e test, possibilmente di tipo sofisticato. Alla fine, potrebbero mancare i fondi per fare una Tac a chi ne ha veramente bisogno!

Se questi elementi fanno parte del fronte “sprechi”, esagerazioni, paure reciproche  (ormai tra medico e paziente si è creata una reciproca diffidenza), vi sono altri aspetti ancora più profondi e inquietanti: che cosa significa esser medico? Oggi un rischioso senso di onnipotenza pervade la medicina, che quindi si prodiga per “fare tutto il possibile”, anche a discapito della qualità della vita del paziente, dei costi altissimi – in tutti i sensi – per la persona e i suoi famigliari. Nessuno sa più “alzare le mani” e comprendere quando “desistere”. Dote che dovrebbe far parte del bagaglio umano del medico, cui dovrebbe essere preparato fin dai corsi all’Università. Occorre per questo una competenza umana, psicologica, emozionale e comunicazionale che al medico non viene data.  A volte i medici se ne rendono conto quando soffrono essi stessi di una malattia: ecco che, varcato il confine e trasformati in pazienti, vivono su se stessi il dramma di una medicina tecnologica, sbrigativa, impersonale: come dice il Dottor Gianni Bonadonna, oncologo milanese colpito da un ictus: “Nella facoltà di medicina serve un nuovo esame per chi deve curare le persone: serve un esame di umanità”.

E l’umanità percorre le pagine di questo libro denso e vivace, facilmente leggibile anche per chi medico non è, perché ciascuno di noi sa come dietro ad ogni sua malattia vi siano emozioni, disagi, problemi vissuti nel silenzio… non siamo solo molecole organi cellule, come una medicina iperpecializzata ha avuto l’illusione di pensare: dietro ognuno di noi, quando diventiamo pazienti, c’è la nostra vita…

Gli spunti di riflessione sono tantissimi, le informazioni pure. Un libro prezioso, che aiuta anche per chi, come il Counselor, si trova a volte a lavorare con persone che soffrono di malattie anche gravi  – non tanto per curarle, compito medico, quanto per aiutarle a creare una relazione con il proprio disagio, a inquadrarlo nel senso della propria vita!

 

IL MALATO IMMAGINATO, Di Marco Bobbio, Edizioni Einaudi 2010

(recensione di Franca Errani)

 

 

 

 



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