La Malattia: la trappola dell'eros (Gabriella Mereu)

malattia-trappola-eros Gabriella Mereu, medico, omeopata, odontoiatra, grafologa ma soprattutto appassionata ricercatrice, ha “messo a punto” in anni di osservazione dei suoi pazienti quella che ha chiamato “terapia verbale”. Perché della parola si serve, appunto, ma come fosse un farmaco. Un farmaco omeopatico peraltro, perché cura il male con lo stesso male, secondo il noto principio omeopatico che “il simile cura il simile”.

 Usare la parola secondo questo stile è arte. Arte che a sua volta si basa su un ascolto attento, intuitivo, percettivo delle metafore che il paziente stesso utilizza quando viene invitato a descrivere la sua malattia senza usare la terminologia diagnostica medica, ma semplicemente il suo sentire. Gabriella ha definito “pazientese” questo linguaggio, che è poetico, analogico, descrittivo, che si collega al sapere collettivo, ai proverbi e ai modi di dire, alle filastrocche dell’infanzia e alle favole.

L’ascolto di questo linguaggio permette alla dott.ssa Mereu di individuare e “lanciare” una frase, che molte volte è risolutiva, nell’immediato, della patologia che il paziente descrive. La frase ovviamente deve “colpire” il centro, ovvero insinuarsi rapida ed efficace nell’inconscio stesso del paziente, che quindi può cooperare alla guarigione. Quando una frase arriva a questa profondità, superando le barriere degli schemi protettivi della persona? Quando la persona ride, o ha comunque una intensa reazione emotiva. “La terapia funziona quando il paziente si sente compreso e quindi unito a chi gliela fa. Per questo è erotica”.

 Questi concetti, già trattati nel suo primo libro (La terapia verbale, 200) vengono ampliati e sviluppati nel secondo, La malattia: a trappola dell’eros (2005) in cui Gabriella individua con passione quella mancanza collettiva che segna l’ingresso e il perdurare della malattia: la perdita dell’eros. La parola qui è intesa giustamente in senso ampio: l’eros è “l’amore, il piacere, l’unione, la libertà, la verità, la libertà di dire la verità…”. La malattia dunque come verità erotica negata, perché ci lasciamo anestetizzare da un sistema che ci vuole obbedienti e poco inclini al pensare con la nostra testa… “il nostro eros ha a disposizione il superfluo ma è stato privato dell’indispensabile”.

 Gabriella nel suo libro descrive numerosissimi casi di guarigione o di riduzione del sintomo; sottolinea come questa terapia, che in ogni caso non ha controindicazioni né effetti collaterali, non va necessariamente a incidere sugli schemi profondi di personalità che possono averla generata (nel nostro linguaggio, sul gioco tra Aspetti primari e rinnegati della persona). Il fatto stesso però che la malattia sparisca o si allievi mostra che vi è un varco, rispetto al quale però tocca al paziente lavorare. “Con la terapia verbale vengono eliminati i sintomi fisici, non le emozioni e i dispiaceri”.  Aver eliminato i sintomi aiuta comunque la persona, che si può dedicare alla comprensione dei suoi schemi bloccanti al di fuori del dolore.

Buona lettura!

 

(recensione di Franca Errani)

 

 link libro: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_malattia_leros_in_trappola.php

 

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