La Danza della Realtà di A. Jodorowsky

copertina_Jodorowsky Ho letto questo libro nella primavera del 2007, consigliatomi da un'amica, mentre stavo attraversando un periodo di intensa crisi e al contempo, come spesso può accadere in questi periodi (rimasi affascinata dal'apprendere che il termini “crisi” significa etimologicamente “trasformazione”), di intensa euforia. Forze di cui non riuscivo a comprendere né l'origine né la natura avevano già scardinato tutto il mio sistema psichico e di conseguenza ambientale: famiglia, amici, lavoro, abitudini etc. Trascorsi un numero imprecisato di giorni alzandomi dal letto solo per espletare bisogni fisiologici, nutrendomi di poche briciole di materia e di un'infinità di libri che divoravo nel giro di pochi giorni, mentre la luce e il buio si alternavano fuori, velocemente come in un presepe. Cosa cercavo? Non sapevo neppure io bene cosa, sicuramente una scintilla che illuminasse l'oscurità in cui mi trovavo, il classico punto fermo nella tempesta: mi sentivo come una cellula impazzita, sbattuta per ogni dove da impetuosi venti sconosciuti. Di certo non era la prima crisi che attraversavo e di certo non era la prima volta che cercavo “risposte” nei libri, non trovando appigli soddisfacenti nella realtà dintorno, ma l'esperienza non si era mai caratterizzata di quella modalità così intensa, coinvolgente tutti i piani della vita, così inquietante e al contempo stimolante. Come nelle volte precedenti gli autori mi arricchirono magicamente del “pezzo che sentivo mancare”, anche in quell'occasione fu lo stesso e Alejandro fu un compagno di viaggio formidabile, quello che mi offrì la chiave di volta. Perdonate (e mi perdoni anche lui) il nominarlo confidenzialmente col solo nome di battesimo, ma ho vissuto e vivo il rapporto con questi personaggi, che mi sono amorevolmente accorsi in aiuto, pur lontani da me nello spazio e spesso anche nel tempo, come un rapporto molto stretto, intimo, confidenziale appunto. Penso di poter tranquillamente dire, in questa sede, che intessevo con loro veri e propri dialoghi, attraverso i quali ero delicatamente condotta a trovare quel qualcosa che avevo bisogno di trovare. Nel corso delle 352 pagine dell'edizione Universale Economica Feltrinelli ho seguito appassionatamente Alejandro nella narrazione della sua vita, certamente sui generis, assai difficile per quanto ricchissima: dalla desolata infanzia a Tocopilla (Cile), all'adolescenza emarginata a Santiago del Cile, dalla fuga dalla casa paterna all'incontro con la poesia e la creazione dell'atto poetico, dalle rivelazioni dei burattini al teatro, dalla definitiva partenza per la Francia alla pantomima, dall'esplorazione della dimensione onirica, allo sciamanesimo, ai tarocchi, alla psicomagia, allo psicosciamanesimo... Una narrazione in cui gli accadimenti si intrecciano, senza soluzione di continuità, con le scoperte che quest'anima va via via facendo nell'incessante esplorazione di se stessa. Una vera e propria immersione nelle profondità abissali dell'universo-uomo, le sue trappole, i suoi ostacoli, le sue chimere, i suoi simboli, i suoi miti, i suoi dèi, così oltre ogni limite da mettere paura... Probabilmente è banale dire che se un uomo narra onestamente di sé stesso non può che narrare anche un po' di te, al di là di ogni differenza circostanziale, se non altro perché con te condivide la stessa misteriosa e bizzarra natura; è così che quanto lui va rivelando a sé può rivelarsi anche a te. Per questo forse sono solita riempire ossessivamente quaderni con le frasi “dei miei grandi” che più mi toccano e che diventano latte da suggere per me, piccola e sciocca bambina. Di Alejandro ne ho ovviamente segnate moltissime, ne riporterò, altrettanto ovviamente, solo alcune:

 

Occorreva restituire ai concetti il loro vero senso. Ricordo alcuni esempi: “fallire”: cambiare attività; “mi ha deluso”: l'ho immaginato in modo errato; “bello, brutto”: mi piace, non mi piace; “sei fatto così”: ti percepisco così”...

Identificandoci con le difficoltà potevamo renderle nostre alleate... Non bisogna opporre resistenza né fuggire dal problema, ma entrare in esso, far parte di esso, usarlo come elemento di liberazione...

Tra i nostri gesti e il mondo esiste una stretta relazione....

Io non ero uno, ma tanti. La mia anima era simile ad un palcoscenico su cui recitavano innumerevoli personaggi per impadronirsi del comando. La personalità era una questione di scelta.

 

Mi ero da pochissimo iscritta alla scuola di Voice Dialogue, dove stavo iniziando a prendere confidenza con una nuova visione del mondo, sotto molti punti di vista simile a quella che ritrovavo fra le righe del magico libro... Dunque la realtà stava danzando anche intorno a me?... Ho scelto un taglio insolitamente autobiografico per questa recensione, un po' forse ispirata “dal maestro”, un po' perché mi è parso così naturale: se man mano che proseguivo nella lettura il libro diveniva sempre più parte integrante della mia realtà, modificandola, comportandosi esattamente come ciò che andava dicendo, quale modo migliore di descriverlo se non nella descrizione di quanto è accaduto?... Certamente ben misera cosa rispetto alle esperienze di Alejandro, che né potrei né vorrei fare, ma per le mie esigenze, illuminante. La realtà non era semplicemente un minaccioso monolite là fuori, che col suo divenire rassicurava o perseguitava noi poveri mortali, ma era un tutto di cui tutti, anche io, facevo parte e farne parte significava avere il potere di entrarci in relazione. Non esisteva niente di brutto e niente di bello, ma solo il mio modo di percepire e questo mi riportò alla misura dell'intrinseca bellezza dell'esistere. Ripercorsi la mia vita a ritroso: era vero!! Ogni gesto, ogni pensiero costante, ogni intenzione aveva avuto una qualche ripercussione... Come avevo fatto a non accorgermene? E le forze oscure che mi stavano perseguitando non erano che parti di me che, “non invitate”, come le streghe cattive delle favole, avevano infine rotto gli argini presentandosi con tutta la loro forza. Compreso ciò non mi restava che intraprendere il cammino verso il recupero di me, disposta, non a resistere, ma ad entrare a far parte del problema e disposta ad assumermi la responsabilità di essere un elemento co-creante. Come e con chi proseguire mi stava già innanzi: la scuola di Voice Dialogue e anche constatare questo mi offrì il piacere della meraviglia; come scoprirmi ad approfondire ed esperire, durante i seminari, molto di quanto preannunciatomi da Alejandro. Questo naturalmente non è che una briciola di ciò che si può trarre dal libro, che è una miniera vitale di speculazioni filosofiche e simbologie di ogni ordine e foggia. C'è l'arte, sotto svariate forme, c'è la poesia, sotto svariate forme, c'è la magia, sotto svariate forme. Jodorowsky è conosciuto attualmente come colui che sa curare l'anima codificando il linguaggio dell'inconscio attraverso la lettura dei tarocchi, cui è giunto seguendo la sua convinzione che il fine ultimo dell'arte è quello di essere terapeutica. Volutamente ho trascurato di sottolineare  quest'aspetto, un po' perché ampiamente conosciuto, un po' perché credo che egli possa essere considerato un maestro di vita a tutto tondo. Finita la scuola di Voice Dialogue ho sentito il bisogno di rileggere questo libro, come per chiudere un cerchio: ne ho tratto altri e numerosi insegnamenti, che al tempo non avevo visto e che ora sono pronta a vedere, annunciando una nuova danza. Ecco perché, nonostante la sua pubblicazione in Italia risalga a qualche anno fa, ho scelto di scriverne ugualmente la recensione, penso che la ricca saggezza in esso racchiusa lo renda  uno di quei libri intramontabili, in cui sempre è possibile scoprirvi qualcosa di nuovo.

 (recensione di Federica Vignoli)

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