James Hillman - Un terribile amore per la guerra
Titolo provocatorio per un libro che nasce da un pensiero forte, da una visione mitologica e archetipica della natura e della psiche umana, dalla percezione della “incontrollabile autonomia” di alcune energie fondamentali.
Con questo suo ultimo libro dedicato al tema della guerra, Hillman raggiunge in pieno l’intento dichiarato di destabilizzarci – e destabilizzarsi. La lettura di questo libro affascina la mente e scuote lo spirito, perchè “scrivere di guerra è un avvicinarsi il più possibile a ciò a cui non si può sopravvivere”.
L’autore visita i campi di battaglia seguendo da vicino le atrocità della guerra, le antiche vestigia, i luoghi “in cui il sangue è stato concretamente versato”; rivisita gli antichi miti, gli inni omerici, il mito di Cadmo e del drago…; ci ricorda, assieme al poeta Schiller, che “gli dei non appaiono mai soli”… ed ecco, accanto ad Ares, il Marte guerriero, scintillare la rosea Afrodite, la Venere romana, sua amante appassionata. “Marte ha bisogno di Venere, la desidera e, in un modo o nell’altro, inventerà la sua presenza”.
Amore e guerra si fondono – ecco l’amore per la guerra. Ecco quindi che le tante guerre che punteggiano la storia umana non sono altro che variazioni sul tema di un’unica nota dominante, che, nella sua “inumanità”, appartiene profondamente alla dimensione umana.
Hillman frantuma, con grazia spietata, la retorica di una “pace perpetua”, ci apre gli occhi a questa terribile verità, e ci ricorda che solo una psiche “politeistica” può guardarla coraggiosamente in faccia e, quindi, prenderne coscienza.
L’ultima parte del libro è dedicata al rapporto complesso tra religione e guerra, alla necessità di risvegliarci da pretese di innocenza, mettendo in risalto come anche la religione sia alimentata dal Dio della Guerra fin dai suoi esordi. Sottrarre la guerra al sostegno della religione ci permette di contrastarla senza pensare di semplificarla, immergendoci nel conflitto della sua complessità – che non è un conflitto esterno all’uomo, ma interno ad ognuno di noi, ed in ognuno di noi presente “finchè gli dei stessi non se ne andranno”.
Da leggere!
(recensione di Franca Errani)
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