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Forse tutti abbiamo un patto mafioso, sotterraneo, sottobanco, con la nostra rabbia, in modo che faccia certi lavoretti per noi. Noi facciamo bella figura, rispondiamo alle domande con calma; e nel frattempo la nostra rabbia fa parecchio danno alle persone intorno a noi.
Quando lasciamo che le potenze dell’Ombra lavorino sottobanco, perdiamo energia. Ma il pericolo non è solo quello di perdere energia: è anche possibile che la rabbia si arrabbi contro di noi. La rabbia si arrabbia contro di noi perché non la onoriamo, perché la trattiamo con trascuratezza, perché ce ne serviamo per i nostri scopi senza mai riconoscerla e presentarla ai nostri amici dicendo: “Questa è la mia amica Rabbia. E’ una mia collaboratrice sottopagata”
(Robert
Bly, Il piccolo libro dell’Ombra)
Se solo fosse così facile! Se solo ci fosse un gruppo preciso di gente cattiva, di gente
che fa il male in maniera insidiosa, e bastasse isolarla dagli altri e distruggerla per sempre. Ma la linea che separa il bene dal male attraversa il cuore stesso di ogni uomo. E chi mai acconsentirebbe a distruggere una parte del proprio cuore?
(A.
Solgenitsin)
Eppure, è sempre vero anche il contrario.
(L.
Longanesi)
La visione del proprio caleidoscopio interiore, talvolta inquietante più spesso sorprendente e
affascinante, rafforza la persona e le permette gradualmente di decidere a quali energie dare spazio nella
vita, cominciando a individuare per tempo le reazioni e i comportamenti dettati dagli automatismi
consolidati e ad operare volta per volta scelte più consapevoli. Per sperimentare la profonda realtà dei
nostri sé ed esplorare il nostro “caleidoscopio”, una delle tecniche più potenti ed efficaci creata dagli Stone è il
Voice Dialogue
("Dialogo delle
voci Interiori"), una modalità specifica di “intervista ai sé” che costituisce il cuore del
lavoro individuale e che riunisce nel modo di procedere i tre livelli della consapevolezza illustrati nel
modello.
Nella seduta di VoiceDialogue il ruolo del facilitatore è quello di aiutare la persona a separarsi dai diversi sé, a radicare l’ego consapevole, e facilitare il livello della Visione Lucida. Siccome ogni sé ha una sua qualità
energetica, la facilitazione è un continuo interscambio di comunicazione energetica e verbale.
E’ importante sottolineare che la qualità trasformativa di questo lavoro non è dovuta alla analisi e alla comprensione
razionale. Anche se la mente razionale può essere molto utile e sia
Counselor che cliente possano trarre beneficio dalle sue idee, non dimentichiamo che rappresenta soltanto una tra le tante sub-personalità. Il Counselor dovrà essere in grado di entrarvi e uscirne a sua volontà: altrimenti potrebbe arrestare il processo del Dialogo mantenendolo solo a quel livello. In alcuni casi, la mente razionale può addirittura interferire con il processo, specie quando quella che sta parlando è una parte non razionale, come il sé della libertà, della sensualità, le parti vulnerabili o quelle istintuali. Questi sé potrebbero anzi essere disturbati da domande razionali che non si adattano alla loro energia, o addirittura sparire.
La traccia che segue vuole solo dare un’idea della fasi di una seduta di
VoiceDialogue. Si tratta di un processo molto fluido, mutevole anche se all’interno di regole molto precise, e il nostro suggerimento è quello di…
sperimentarla! Nessuna descrizione per quanto accurata rende l’idea di questo tipo di
esperienza.
Fasi tipiche di una seduta di Voice
Dialogue:
1. Identificazione delle sub-personalità (“Mappatura)
2. Separazione fisica delle sub-personalità (la persona si sposta rispetto alla posizione di inizio e fine della seduta)
3. Momento della facilitazione, ovvero “intervista” al sé che è emerso (con alcune regole
fondamentali: rispettare i sé primari per primi, non giudicare, porre domande neutre e aperte, non cercare di risolvere il problema….)
4. Sganciare il sé dall’ego consapevole (restando non giudicanti; prendersi il tempo
necessario…)
5. Osservare e far osservare il cambiamento nella dinamica energetica
6. Reiterare il processo, se è il caso, con un secondo sé che voglia parlare, o a rafforzo del primo o in polarità
7. Ritornare di nuovo al centro, aiutando il radicamento dell’ego consapevole
8. Riassumere il lavoro dalla posizione delle Visione Lucida (a fianco del
Counselor)
9. Radicare il lavoro nel centro a chiusura della seduta.
Importante è sapere che non si possono facilitare sé/energie che non si siano esplorate personalmente prima.
La consapevolezza emotiva
Le tecniche di colloquio, le esperienze corporee e sui chakra , il lavoro sul sogno sono già tutte
esperienze profondamente coinvolgenti dal punto di vista emotivo. Vi sono tuttavia anche tecniche
specifiche che servono a “ripulire” aspetti emotivi profondamente radicati nell’esperienza della persona.
Nella loro natura autentica e spontanea, le emozioni sono veloci: durano qualche secondo e, se
possono fluire, si trasformano e vanno. Le esperienze traumatiche, le proibizioni e i giudizi su determinate emozioni, le conseguenti contratture muscolari e respiratorie, il controllo del processo educativo
fanno sì che questa loro fluidità si blocchi: le emozioni vengono trattenute e diventano risentimento
oppure sprofondano nell’inconscio. A livello fisico si manifestano nei nostri blocchi
posturali, ma la loro influenza è anche sul piano
bio-energetico: possiamo immaginare le emozioni trattenute come
tossine che cristallizzano nel nostro corpo, in particolare nelle zone che hanno vissuto il trauma e che
sono contratte.
Negli ultimi anni le ricerche di Candace Pert hanno evidenziato che numerosi neuropeptidi (ovvero le molecole deputate alla trasmissione delle informazioni nel sistema nervoso) sono connessi anche al mondo emotivo; tali molecole sono attive non solo nel sistema nervoso, ma anche nel sistema
immunitario, nel sangue, nell’intestino – praticamente in tutte le cellule del corpo. Lo studio degli ultimi anni, nel campo delle neuro-scienze, vede sempre più comparire termini come “mente” o “coscienza”, dando vita ad un modello del cervello e del dialogo mente-corpo molto più complesso e sofisticato di quello antecedente (basato in gran parte sull’analogia con il computer). Oggi sono stati identificati moltissimi neuropeptidi che veicolano nel corpo segnali di tipo emozionale o psichico: amore, dolore, ansia, piacere, paura e così via… Il nuovo modello è quindi quello di una complessissima “rete di
informazioni” che non appartiene dunque più solo al corpo, ma alla ritrovata unità mente-corpo
(bodymind; o anche psicosoma). Dai primi studi della Pert e altri si è sviluppata la
psiconeuroendocri-noimmunologia. Non è quindi assurdo parlare di “emozioni cristallizzate” e della possibilità di
rimetterle in circolazione e letteralmente depurare l’organismo e la mente.
Le tecniche di consapevolezza emotiva richiamano, in modo più psicologico e occidentale, le tecniche sciamaniche di “recupero dell’anima”.
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