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Da me al gruppo, ma non oltre

8novembre 2018
by Franca Errani

Il gruppo offre senso di appartenenza e protezione. Ma qual è il suo volto oscuro? Riflettiamo insieme…

Bella sensazione eh? Di appartenenza, solidarietà, complicità. 

Nel gruppo, tuttavia, vi sono regole dette e non dette che regolano la cerchia sociale e le sue interazioni. Oggi, mentre i grandi si temi di pensiero e credi si stanno sfaldando,  si sono creati tantissimi cerchi sociali (reali o virtuali, grandi o piccolissimi) che si condensano attorno a idee condivise, principi e valori, comportamenti o pensieri. Da un lato ti danno un sacco di energia, dall’altro occorre stare attenti al meccanismo sottile ma potente del “noi o loro”. 

Come scrive Ken Wilber…

“La cura e la preoccupazione sono estese da me al gruppo – ma non oltre! Se sei un membro del mio gruppo – un membro della mia mitologia, della mia ideologia – allora sei salvo anche tu. Ma se appartieni a una cultura diversa, a un gruppo differente, a una diversa mitologia, a un dio diverso, allora sei dannato”. 

Lo scrive Ken Wilber nel suo libro “Breve storia del Tutto” – che a suo tempo lo rese famoso anche qui in Italia. 

Tutti questi gruppi sviluppano idee molto precise su temi specifici – a volte iperspecifici – e spesso tutto ciò è accompagnato da un senso molto acuto di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. 

Il termine un “dio diverso” usato da Wilber nel brano che ho citato dovrebbe far riflettere. Anche se non si tratta di religioni, questi gruppi – piccolissimi o grandi – hanno nel fondo una fortissima vena religiosa, anche se il leader e/o i partecipanti si sentono molto “laici” perché magari il gruppo parla di chetogenesi o di come coltivare l’orto. Gli appartenenti al gruppo, infatti, ne interiorizzano le idee e le regole con grande precisione,  tanto che il cambiamento di prospettiva è molto difficile, perché il senso di essere nel giusto è legato alla adesione a valori condivisi e lo sguardo rivolto al “fuori” diventa spaventoso. 

La coscienza “noi o loro”

Oggi questo tipo di coscienza “noi o loro” è in forte espansione, a mio parere, perché il mondo è in costante cambiamento e i grandi sistemi stanno crollando. Dammi una anche pur piccola certezza, e attorno a questa cosa costruirò un mondo di saldezze, fosse anche la dieta dissociata o il gruppo per il recupero della plastica. 

Sui social questi gruppi sono numerosissimi e utilizzano frequentemente il linguaggio del “bannare”. Il diverso viene bannato: “noi o loro”, appunto. Bannato è diverso da “dannato” – altro termine usato da Wilber per rafforzare la dimensione religiosa di questi gruppi; certamente fa meno male, ma la vibrazione energetica è affine.  

Chi cade vittima del meccanismo religioso-settario che ho descritto (perché di questo si tratta) trarrebbe giovamento dal tentare di immaginare i diversi modi di pensare come possibili e rispettabili. Per farlo, deve prendersi cura della fragilità che lo assale, se mai pensa di affrontare lo “sguardo spaventoso” legato alla diversa prospettiva del mondo che è “là fuori”, fuori dal mio circolo, dal mio gruppo, dal mio ambiente. Perché quella che vibra sotto è proprio la paura di essere “bannato-dannato” e non si osa immaginare pensieri diversi. 

E’ vero che oggi l’evoluzione delle forme sociali sembra accelerare tantissimo, quindi  nuovi paradigmi – che sono già emersi – potranno affiancarsi a questo che ho descritto e che è molto antico e per certi versi rassicurante…

Se ti ritrovi in questa descrizione, puoi chiederti: 

  • quali sono le idee, i credi che mi legano a questo gruppo?
  • se vi è un leader: ho mai messo in discussione le sue affermazioni? (A volte ci si raduna attorno a un leader non più vivente, oppure attorno a idee raccolte da libri o altre forme di trasmissione; anche in questo caso la domanda ha valore)
  • se anche l’opposto (delle convinzioni di questo gruppo) avesse un briciolo di verità? Se fosse anch’esso degno di rispetto?
  • cosa temo mi possa accadere, se esprimo idee diverse all’interno di questo gruppo? 

Grazie per l’attenzione.

Franca Errani 

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