“Perché ho pensato ad Orizzonte scrivendo il libro”

…quando entrai per la prima volta nell’Associazione Orizzonte ODV era nel 2012 e stavo svolgendo il mio tirocinio al termine del Master in Counseling Relazionale Mediacomunicativo.

Sentivo tutta l’agitazione per la nuova esperienza e il forte senso di inadeguatezza che ti pervade quando non sai cosa ti aspetta e non immagini né le tue emozioni, né le tue re-azioni.

Il contesto era totalmente nuovo, il settore d’intervento quasi sconosciuto, ma… fu un attimo. Bastò entrare, presentarmi ed iniziare ad ascoltare in modo totale ciò che vivevo… i ragazzi fecero il resto.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 6 personeL’ Associazione Orizzonte ODV è una realtà di Francavilla al Mare, CH, che opera con i ragazzi diversamente abili o con disagio sociale. La presidente, Michelina Mattoscio la fondò ormai 29 anni per offrire un luogo a tutte quelle famiglie che avevano dei figli con delle disabilità così gravi da avere difficoltà ad essere inseriti nelle strutture esistenti, specialmente al termine delle scuole superiori.

Grazie agli operatori, ai volontari, ai ragazzi del servizio civile questa comunità (così potremmo definirla) ospita quasi 60 ragazzi delle provincie di Chieti e Pescara e con un approccio familiare basato su tante attività, laboratori ed iniziative, a prescindere da quale possa essere il disagio, la patologia, la problematica, la diversa abilità, permette ad ognuno di avere le sue responsabilità, i suoi impegni, i suoi doveri e, soprattutto, il suo ruolo.

Da utenti, ad Orizzonte, si diventa protagonisti della vita stessa della realtà. Ognuno dà quello che ha e fa ciò che può. Nessuno è escluso. E soprattutto, da volontari, tirocinanti, operatori… si entra convinti di essere di aiuto a qualcuno e si esce consapevoli di aver ricevuto più di quanto si è donato.

Alcuni ragazzi dell’Associazione Orizzonte ODV che preparano dei biscotti

Quando iniziai a lavorare sulla scrittura de “Il Cibo come via, gli Archetipi come guida” insieme a Franca, si era da poco concluso il primo lockdown, quello più rigido, durante il quale tutta la nazione si era dovuta fermare. In quel tempo, che oggi ripensandoci sembra essere stato un secolo fa…, quando tutto venne chiuso, chiamai Michelina e le chiesi in che modo l’associazione si stava muovendo e come potevo essere loro di aiuto. I ragazzi erano a casa, le famiglie in forte difficoltà, gli operatori e i volontari erano sommersi da richieste di aiuto… Attivammo un servizio di sostegno a distanza*: due volte al giorno, divisi in gruppi, organizzavamo attività laboratoriali: disegni, lettura ad alta voce, teatro, recitazione, cruciverba, il gioco dell’impiccato… e piano piano, così facendo, ripristinammo le routine giornaliere, le piccole buone abitudini.

Tra le varie abitudini sulle quali noi operatori cercavamo di portare l’attenzione per verificare che venissero svolte in autonomia, correttamente… una che sollevava particolarmente interesse in ogni videochiamata, era quella per il momento dei pasti.

Può sembrare banale: tutta l’Italia in quei giorni non faceva altro che parlare di cibo, perché mi stupivo che lo facessero anche dei ragazzi diversamente abili? Perché quell’argomento non soltanto era trasversale, coinvolgente per tutti… ma perché era una via per parlare di tanto altro, per raccontare di momenti familiari, di ricette, di disagi e di difficoltà…

Nonostante fossi consapevole dell’enorme potere che il cibo e il mangiare ha sulle persone, era come se in quel momento mi fosse arrivata la conferma. Ed ecco che parlare dei propri pranzi, di come si era fatta la colazione, dell’orario della merenda… era un modo per me, per leggere un equilibrio, un disagio, un benessere, una complicità.

Tornati in presenza con attenzione e cautela il centro ricominciò le sue attività. Compreso la mensa. Si apparecchiava, si mangiava insieme, si sistemava la cucina subito dopo… e talvolta, con 2-3 ragazzi si preparava la merenda per gli altri. Mettere le mani in pasta, osservare il cambiamento di consistenza durante le preparazioni, assaggiare un piatto dove si è aggiunta una spezia diversa… ogni volta era un modo per cogliere una risorsa, trasformare un muso lungo in un sorriso, lavorare sulla capacità manuali, attentive, potenziare la collaborazione, facilitare le relazioni

Cri Cri, un eccellente aiutante in cucina nella preparazione dei ciambelloni

Attraverso il cibo si poteva comunicare, entrare nel mondo dell’altro, magari di un ragazzo autistico. Si dice tecnicamente che il cibo sia un “rinforzo” per premiare o punire in risposta a dei comportamenti funzionali o meno. Io dico che in alcuni casi è proprio la traduzione di un messaggio.

E’ affascinante mangiare in associazione. A volte è stancante. Alcuni giorni ti toglie la fantasia e la pazienza di fare qualunque cosa. Attraverso il cibo si aprono vie di comunicazioni, si attivano dei canali, ci si emoziona… e tutto questo va “gestito”. Fin da piccoli le nostre famiglie ci educano alla gestione. Quando il volume è un po’ troppo alto potremmo perfino parlare di controllo e repressione. Impariamo a mangiare seduti, a non rimetterci troppe volte la stessa pietanza, a lasciare che tutti i commensali abbiano la loro porzione, a non esagerare perché altrimenti ingrassiamo…

Con la disabilità tutte queste attenzioni sono difficili da trasmettere. Il cibo è gratificazione. È appagamento. È la risposta ad uno stimolo, un modo per vivere le emozioni, per entrare in contatto con il mondo emozionale. Difficile spiegare tutto questo. La gestione del cibo diventa così la gestione delle emozioni e viceversa. E se mangiare è la risposta ad uno degli istinti primari che l’uomo ha, la gestione del cibo con la disabilità ti porta a fare i conti con quegli istinti che noi tanto spesso allontaniamo ma che loro ci mettono davanti. Nudi e crudi. È un’arma a doppio taglio. Un modo di potersi relazionare, un terreno comune sul quale dialogare pieno di insidie e dove, ancora una volta, ancora di più, è necessario saper ascoltare. Sé stessi e l’altro.

Quando iniziai a scrivere questo libro che parla di cibo, ma anche e soprattutto di noi e del nostro mondo relazionale pensai ai ragazzi dell’Associazione Orizzonte ODV: pensai a loro e alla loro dote innata di saper mettere le mani in pasta sempre, anche per fare pasticci… alla loro capacità di sapersi sporcare, mettere in gioco, di ridere, di emozionarsi… e decisi che una parte, seppur piccola, di questo progetto sarebbe andata a loro.

Per ogni libro venduto, 1€ sarà devoluto in un progetto solidale a sostegno dell’Associazione Orizzonte ODV (www.associazioneorizzonte.it)

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Se sei in Abruzzo, giovedì 23 settembre ore 17.30 presso il Ristorante Vittoria Beach di Francavilla al Mare ci sarà la prima presentazione ufficiale del libro. Prendi nota e contatta il 3471692195 per prenotare il tuo posto! Sarà per noi un grandissimo piacere!

Questo è uno degli articoli che potrai trovare nel blog del sito http://www.atavolaconglidei.it – La via del ben-essere – uno spazio creato in seguito alla pubblicazione del nuovo libro “Il Cibo come via, gli Archetipi come guida” da me (Giulia Di Sipio) in collaborazione con Franca Errani, per approfondire il tema del counseling e del cibo… della cucina come ambiente alchemico dove trasformare le nostre emozioni e potenziare le nostre abilità. Se hai piacere, dagli pure un’occhiata!

 

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Se hai voglia di condividere la tua esperienza, entrare in contatto con me, inviarmi un feedback, scrivi pure una mail a info@atavolaconglidei.it!

 

Giulia Di Sipio, laureata in Viticoltura ed Enologia, diplomata in Counseling Relazionale Mediacomunicativo, specializzata in Counseling Gastronomico concepisce il Cibo come una fonte di nutrimento olistica e uno strumento di lavoro su sé stessi: attraverso il processo alchemico che avviene in cucina, l’uomo sperimenta, trasforma, crea…e potenzia le sue abilità, la gestione delle risorse, la capacità di organizzazione, il problem solving.

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