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Creatività e Spirito Critico

12settembre 2018
by Franca Errani

Scrive un esperto di Creatività: “Ogni idea, sul nascere, è una fragile gemma di baobab” (*). Questa frase  sintetizza con simpatia il dilemma della creatività.

Essere creativi, infatti,  significa rischiare, osare, aver fiducia. Ogni progetto inizia così: come una fragile gemma. Magari il risultato finale non sarà un enorme baobab; potrebbe essere un pioppo snello o un fluido salice – per dire, i nostri progetti possono essere più o meno ampi, ma anche il più piccolo di essi richiede un ingaggio creativo. 

Germogli… intirizziti!

Una caratteristica che spegne la creatività sul nascere è la precoce esposizione del nostro germoglio a quella parte di noi che ama trovare i punti deboli del progetto, le criticità. E’ quella parte di noi  che osserva con grande cura tutti i possibili rischi cui il nostro progetto potrebbe andare incontro, e con zelo insopprimibile ce li espone subito, in diretta, generando una sorta di doccia fredda sotto la quale molto spesso i nostri “germogli creativi”, intirizziti, si spengono.

Nulla in contrario al rilevamento dei punti critici, quando avviene al tempo giusto, quando il nostro alberello sta attecchendo e può sostenere il vento della critica. 

Invece spesso il dialogo interno tra queste due parti – la parte sensibile e creativa, e quella in genere più adulta e preoccupata che cerca da subito i punti deboli – si svolge a un ritmo frenetico e quasi totalmente inconscio. 

Ti capita mai  di avere una idea che ti sembra buona e dopo un istante sentire come uno svuotamento? Un calo di energia? E poi questa altalena si ripete? Potresti essere vittima di questo dialogo interno che si svolge così rapidamente da non permettere alla coscienza di “inserirsi” con una visione più costruttiva. 

Una tecnica utile:la triangolazione

Una tecnica che utilizzo frequentemente in questi casi è quella della triangolazione. Ovvero pongo due cuscini alla destra e alla sinistra della persona, un poco più avanti. Si crea in tal modo una sorta di triangolo di cui la persona occupa un vertice.

Le chiedo poi di scegliere dove “appoggiare” la parte creativa e dove la parte critica. Questo fatto di “appoggiare” le energie interne su un supporto esterno aiuta la persona a disidentificarsi da esse, e facilita una comprensione di una dinamica interiore che è troppo rapida per essere colta senza un qualche artificio. In sostanza, si resta vittima di una interazione vorticosa che passa da desiderio/entusiasmo ad abbattimento/rassegnazione, in microsecondi. 

Creata questa struttura energetica, inizia il lavoro di dialogo; ovvero le domande che aiutano la persona a riconoscere il ruolo di entrambe queste energie e a diventare il “capofamiglia” che riesce a gestirle entrambe. La cosa bella è che quasi sempre il sé che mette avanti tutti gli ostacoli non si rende conto di come svuota energicamente la persona! Si stupisce e, siccome è intelligente, rimane turbato: non si rendeva conto di creare danno!

Questa è una tappa fondamentale del processo, perché il turbamento genera un movimento interno che fa sì che parte del potere che questo sé critico possiede “rifluisca” verso il centro, verso la persona stessa. 

Un altro passo fondamentale è la creazione di una relazione energetica tra la persona e la sua parte creativa, che è in genere sensibile, a volte anche “bambina” e ha bisogno non di sgridate e ostacoli, ma di un poco di tenerezza…

Alla fine del processo, la persona è al centro del suo sistema “creativo – critico” e può dedicare al suo progetto tutta l’energia necessaria per… far crescere l’albero! E può  usufruire anche delle osservazioni critiche che, dette a tempo e luogo, possono fornire indicazioni preziose . 

Buona creatività a tutti!

NOTA: se questo articolo ti è piaciuto, grazie dei tuoi commenti e se vuoi, di condividerlo. 

Franca Errani

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(*) Purtroppo non ricordo di chi è questa frase. Chi ne conosce l’autore, me lo comunichi per favore, così lo posso citare. 

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