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I Grandi Sogni – (Franca Errani)

15Maggio 2013
by Franca Errani

“Non cercate di sfuggire al sogno.  Sfuggite piuttosto all’impulso apollineo di interpretare a tutti i costi. Lasciate che i personaggi del vostro teatro notturno parlino con la loro voce. Immergetevi nel sogno come in un brano musicale: partecipazione, non interpretazione. Non dobbiamo cercare di capire il sogno: dobbiamo trasformarci in esso: Dioniso invece di Apollo”. (James Hillman) 

Sommando le ore che riserviamo al sonno, su un arco medio di 75 anni di vita, scopriamo che dormiamo circa 23 anni. Di questi, almeno 4 sono dedicati al sogno. Secondo altre ricerche, sembra che, a parte le fasi di sogno “attivo” (identificabili con le fasi REM), vi sia uno stato leggero di sogno durante tutta la notte… in questo caso, sogneremmo per 23 anni![1]

Il mondo dei sogni gioca un ruolo importante nella mia relazione con me stessa, in quella con mio marito e nella mia attività professionale. Nella maggior parte dei nostri training vi è una parte dedicata al lavoro sul sogno: in genere la domenica mattina (per i seminari di due giorni) o tutte le mattine (nei residenziali) i partecipanti sono incoraggiati a condividere i loro sogni nel gruppo. Questo processo ondeggia tra sacro e profano, tra conscio e inconscio, tra “piccoli” sogni e “grandi” sogni. Procedere insieme in questo cammino permette di ricevere un preziosissimo materiale dall’inconscio, e ogni persona apprezza i cambiamenti nella personalità che avvengono in relazione a questi sogni e attraverso il lavoro che viene fatto: questo lavoro mostra il grande potere di guarigione dell’inconscio, quando la relazione con esso comincia a essere attivata con costanza e attenzione.

Questa premessa chiarisce che noi diamo al sogno un significato importante; vi sono altre scuole di pensiero che la vedono diversamente. Per alcuni ricercatori il sogno avrebbe principalmente lo scopo di difendere il sonno dagli stimoli sensoriali, e quindi permetterne le funzioni rigeneranti; per altri sarebbe una sorta di esercizio cerebrale che mantiene efficiente la fisiologia neurale, ma privo di senso di per sé. Tuttavia, quando ricordiamo un sogno, difficilmente siamo indifferenti: nel sogno vi sono state emozioni, impressioni, incontri con personaggi piacevoli o sgradevoli, fughe, lotte, voli nel cielo, situazione bizzarre e irrazionali che tuttavia lì, nella realtà onirica, sono perfettamente possibili… Insomma una ricchezza di stimoli che difficilmente, però, interessano chi si occupa di fisiologia e neurologia.

Questa diatriba dura secoli; ricordo a questo proposito cosa l’esperienza di August Kekulé, il grande chimico che ha intuito la struttura del benzene, il “capofila” dei cosiddetti composti aromatici. Questo avvenne nel 1865. Dopo questo sogno, per lui, scienziato, non c’erano più dubbi: il sogno aveva un significato profondo, non era solo una bizzarra attività della mente: era un elemento importante di intuizione, una fonte della creatività umana, quella scientifica compresa! Naturalmente, trattandosi della convinzione di un chimico e non di uno scienziato della mente, la sua opinione non ha scalfito la tradizione scientifica.  Ma vediamo il suo sogno:

“Ero intento a scrivere il mio trattato, ma il lavoro non progrediva; i miei pensieri erano altrove. Girai la mia sedia verso il fuoco e mi addormentai. Di nuovo gli atomi si misero a saltellare davanti ai miei occhi, ma stavolta i gruppi più piccoli si mantenevano modestamente sullo sfondo. L’occhio della mia mente, reso più acuto dalle ripetute visioni di questo genere, ora poteva distinguere strutture più grandi, di diverse fogge, distinte in lunghe file in qualche punto assai vicine le une alle altre, tutte che giravano e si attorcigliavano come un groviglio di serpenti in movimento. Ecco che a un tratto uno dei serpenti, afferrata la sua stessa coda, roteava ironicamente davanti ai miei occhi. Come per un lampo di luce mi svegliai … spesi il resto della notte a elaborare le conseguenze dell’ipotesi. Signori, impariamo a sognare e forse allora intuiremo la verità”.

Cosicché due domande hanno continuato ad animare tutti coloro che, da svariate angolature, si sono interessati ai problemi della mente e della coscienza.

  • Ma i sogni servono davvero a qualcosa?
  • E se non hanno una funzione, perché mai esistono?

Nella nostra visione il sogno ha un significato preciso, e chiamiamo “Tessitore di Sogni” quella parte profonda di noi stessi che ce li invia: la sua natura resta in grande parte misteriosa, ma di certo ha una connessione con il mondo dello Spirito e dell’Unità. Il lavoro sul sogno mostra all’opera questa intelligenza della Psiche, che ha lo scopo di aiutarci a riequilibrare la nostra personalità e di muoversi sempre verso un senso più profondo di noi stessi.

Il lavoro con il Dialogo ha lo scopo di aiutare le persone a diventare consapevoli dei sé che popolano il proprio mondo interiore:  ogni sé rappresenta una Parte di noi, un aspetto che agisce nella nostra vita in modi più o meno inconsci o automatici. Diventare coscienti di essi e imparare a gestirli da un “nuovo posto” dentro di noi, che chiamiamo “Io” consapevole, è un viaggio affascinante e complesso. Ogni Sé ha il suo “tipo” si sogni: se siamo molto identificati con il fare, con l’azione (attivista) possiamo sognare di andare in auto a grande velocità, e forse i freni non funzionano bene… oppure potremmo, nel sogno, incontrare persone pigre e rilassate che ci fanno sentire molto a disagio. Ogni Sé da cui  ci si disidentifica amplia la nostra possibilità di scelta; quello che ho più volte visto è che, grazie alla scoperta dei sé, lo stesso processo del sogno diventa sempre più chiaro e comprensibile. Questo avviene in tempi più brevi di quello che si possa immaginare.

In questo incontro il tema che voglio affrontare è quello dei Sogni che hanno a che fare con il “risveglio spirituale”. Vediamo qui un esempio tratto dalla letteratura, dove un sogno molto potente, che avrebbe potuto essere di risveglio, viene invece vissuto come un incubo e non scuote il personaggio….

Il sogno di Don Rodrigo….

Don Rodrigo fa questo sogno proprio nel colmo della peste a Milano. Accompagnato dal Griso, torna a casa dopo una serata di stravizi. Si sente stanco, fiacco, col fiato pesante, il petto ardente; il Griso nota la sua faccia stravolta, gli occhi lucidi e, temendo la peste, cerca di stargli lontano. Gli dà il lume e se ne va in fretta… Don Rodrigo si stende sotto le coperte, che gli pesano addosso come  una montagna…

Dopo un lungo rivoltarsi, finalmente s’addormentò, e cominciò a fare i più brutti e arruffati sogni del mondo. E d’uno in un altro, gli parve di trovarsi in una gran chiesa, in su, in su, in mezzo a una folla; di trovarcisi, ché non sapeva come ci fosse andato, come gliene fosse venuto il pensiero, in quel tempo specialmente; e n’era arrabbiato. Guardava i circostanti; eran tutti visi gialli, distrutti, con cert’occhi incantati, abbacinati, con le labbra spenzolate; tutta gente con certi vestiti che cascavano a pezzi; e da’ rotti si vedevano macchie e bubboni. – Largo canaglia! – gli pareva di gridare, guardando alla porta, ch’era lontana lontana, e accompagnando il grido con un viso minaccioso, senza però moversi, anzi ristringendosi, per non toccar que’ sozzi corpi, che già lo toccavano anche troppo da ogni parte. Ma nessuno di quegl’insensati dava segno di volersi scostare, e nemmeno d’avere inteso; anzi gli stavan più addosso: e sopra tutto gli pareva che qualcheduno di loro, con le gomita o con altro, lo pigiasse a sinistra, tra il cuore e l’ascella, dove sentiva una puntura dolorosa, e come pesante. E se si storceva, per veder di liberarsene, subito un nuovo non so che veniva a puntarglisi al luogo medesimo. Infuriato, volle metter mano alla spada; e appunto gli parve che, per la calca, gli fosse andata in su, e fosse il pomo di quella che lo premesse in quel luogo; ma, mettendoci la mano, non ci trovò la spada, e sentì in vece una trafitta più forte. Strepitava, era tutt’affannato, e voleva gridar più forte; quando gli parve che tutti que’ visi si rivolgessero a una parte. Guardò anche lui; vide un pulpito, e dal parapetto di quello spuntar su un non so che di convesso, liscio e luccicante; poi alzarsi e comparir distinta una testa pelata, poi due occhi, un viso, una barba lunga e bianca, un frate ritto, fuor del parapetto fino alla cintola, fra Cristoforo. Il quale, fulminato uno sguardo in giro su tutto l’uditorio, parve a don Rodrigo che lo fermasse in viso a lui, alzando insieme la mano, nell’attitudine appunto che aveva presa in quella sala a terreno del suo palazzotto.

Lo scopo del processo dei sogni è quello di aiutarci a riequilibrare la nostra vita, aprendoci ai sé che abbiamo escluso nel percorso di crescita. Possiamo anzi dire che i sogni rappresentano “la danza dei sé”, tra vita diurna e vita notturna, tra aspetti dominanti e soffocati. Molti di essi trattano di temi personali: i nostri rapporti, le questioni emotive, situazioni che riguardano amici, lavoro, scelte… Si tratta dunque di un’elaborazione quasi quotidiana, legata ai fatti della vita, di quello che stiamo vivendo e sentendo in quel particolare momento. Sono indicatori preziosi di dove siamo “persi” in quella situazione o con quella persona, e di che cosa può essere utile per noi reintegrare.

I sogni personali sono dunque agenti di cambiamento in modo più lento e organico rispetto ai grandi sogni; tali sogni “ripassano”, notte dopo notte, i fatti della nostra vita quotidiana e possono essere molto precisi nel darci indicazioni sul processo psicologico del momento.

I sogni archetipici, invece, possono veramente portarti verso un’altra direzione di vita. Oppure possono addirittura  tracciare il senso della tua vita, e magari metterci una vita intera a dispiegarsi! Molto dipende da quali sono gli Aspetti con cui siamo identificati. I sogni di questo tipo appartengono al livello mitico, archetipico. Quando arriva un sogno di questo tipo lo si sente: ci si sente diversi – senti di essere in presenza di “altro”, di un altro tipo di energia. Possiamo definire questi sogni come mitici, o archetipici; il termine più generale potrebbe essere spirituali.

I grandi sogni hanno alcuni elementi in comune:

  • Evocano sentimenti (positivi o negativi) di grande forza, qualcosa che non si può assolutamente mettere da parte.
  • Possiedono un simbolismo universale, trascendente
  • L’io onirico è in qualche modo consapevole di questo, risponde, già all’interno del sogno, con uno stato di maggiore chiarezza, limpidezza, azione.
  • Spesso questi sogni affiorano in momenti particolari della vita della persona, specie nelle fasi di transizione (osservate con più attenzione i sogni che vi arrivano in date particolari: compleanno, festività importanti come il Nuovo Anno, ricorrenze significative per voi).

Scrive Jung: “Non tutti i sogni hanno la stessa importanza. Già i primitivi distinguono tra piccoli e grandi sogni. Noi diremmo piuttosto sogni insignificanti e sogni significanti. (…) Ho analizzato molti sogni di questo tipo e vi ho rintracciato spesso una particolarità che li distingue da altri sogni. Infatti in questi sogni affiorano immagini simboliche che incontriamo anche nella storia dello spirito umano. E’ degno di nota il fatto che colui che sogna può perfettamente ignorare l’esistenza di simili paralleli. Essi contengono cosiddetti motivi mitologici, che io ho definito col termine di archetipi. Si intendono con tale termine forme specifiche e nessi figurativi rintracciabili in forma analoga non soltanto in tutti i tempi e in tutti i paesi, ma anche nelle fantasie, nelle visioni, nelle idee illusorie e nei sogni individuali. La loro frequente presenza in casi individuali, come la loro ubiquità etnica, dimostra che la psiche umana è soltanto in parte unica e soggettiva o personale: per l’altra parte invece è collettiva e oggettiva.

Noi parliamo quindi da un lato di un inconscio personale, dall’altro di un inconscio collettivo, il quale rappresenta in certo modo uno strato più profondo rispetto all’inconscio personale, più prossimo alla coscienza. I grandi sogni, ossia i sogni ricchi di significato, provengono da questo strato più profondo.”

Vediamo in questo senso i famosissimi sogni di Cartesio. Si tratta di una sequenza di tre sogni, che avvenne nella notte tra il 10 e l’11 novembre del 1619.

Primo sogno:  stava camminando per la strada ed era assalito da un vento impetuoso che infuriava su una città, piegando gli alberi e ululando nei vani delle porte. Il vento era così forte da costringerlo a chinarsi e a camminare piegato. Era sopraffatto dalla violenza della natura e disperava di trovare un riparo dalla tempesta, quando vide un collegio, il suo collegio della Flèche, vi entrò per raggiungere la chiesa e pregare, ma si accorse di avere appena incrociato una persona senza salutarla e volle tornare sui suoi passi per scusarsi. Il vento impetuoso, però, lo spingeva con forza “contro la chiesa”. In quel momento scorse nel cortile del collegio un’altra persona che lo chiamò per nome, con cortesia, chiedendogli se voleva andare a trovare il signor N., che aveva da dargli un melone che gli era arrivato da un paese straniero. Quel che più lo stupiva era di notare che intorno a lui tutti erano ben diritti, mentre lui era ancora curvo e incerto sulle gambe, nonostante il vento fosse calato.

Qui Cartesio si destò e avvertì subito “un dolore profondo che gli fece credere si trattasse dell’opera di un cattivo genio che voleva sedurlo”.

Subito venne il secondo sogno. Egli udì un terribile rumore che gli parve un rombo di tuono. Aprì gli occhi e vide la stanza piena di scintille infuocate. Passata la paura si riaddormentò.

Nel terzo sogno Cartesio trovò un libro sulla sua scrivania. Lo aprì e vide che era un dizionario, poi si trovò sotto mano un altro libro, intitolato, in latino, Corpus poetarum. Aprì il volume a caso e sulla pagina vide una poesia del poeta latino Ausonio. Cominciò a leggerne il primo verso: Quod vitae sectabor iter?, “Che via seguirò in questa vita?”. A questo punto apparve uno sconosciuto che gli mostrò un’altra poesia di Ausonio che cominciava con le parole Est et non. Poi ricomparve il dizionario, che però non era più intero come prima. Poi sia lo sconosciuto che i libri scomparvero.

Cartesio continuò a dormire, e dormendo comprese di aver sognato e riuscì anche a interpretare il sogno: il dizionario rappresentava tutte le scienze riunite, il “Corpus poetarum” simboleggiava “la filosofia e conoscenza unite insieme”-  infatti egli era convinto che tutti i poeti avessero qualcosa da dire non meno prezioso delle opere dei filosofi. ……

Non vogliamo analizzare il sogno di Cartesio, peraltro uno dei più interpretati della storia, ma semplicemente mostrare come un sogno – o una serie di sogni – possa essere vissuta dalla persona come un evento straordinario, attorno al quale poi la sua vita si dipana. L’interpretazione che Cartesio stesso ne diede era la risposta alla missione della sua vita: Che via seguirò? Il  compito che si diede era gigantesco: unificare la matematica e la geometria, unificare insomma le scienze. Cartesio meditò a lungo su questi sogni, e fece voto di andare in pellegrinaggio a Loreto, chiedendo a Dio di guidarlo verso la verità. La geometria analitica è stato il grande dono di Cartesio al mondo.

Torniamo ai nostri tempi…

Sogno di Hal:  “Da giovane ero molto razionale, e questo mi è rimasto fino a che non ho cominciato a lavorare con i miei sogni; e la mia prima esperienza spirituale arrivò un sogno: una notte, sognai che stavo guardando nello specchio del bagno, e improvvisamente la porta si aprì, e nel sogno io sentii che lo Spirito era entrato nella mia casa. Non  posso dire perché sentii questo, poiché non essendo un uomo religioso ero tagliato fuori da questo tipo di linguaggio, ma lo Spirito era entrato nella casa e improvvisamente io sentii quell’energia colpirmi dall’alto, sulla testa, e nel sogno era chiaro che era l’energia di Dio, non c’era dubbio su questo. Io non credevo in Dio, non significava nulla per me, io ero veramente un ateo – fino a quella notte. L’energia mi fece piegare a terra sulle ginocchia, e quando mi rialzai mi guardai allo specchio e, come scavata nei segni d’acne del mio viso (io soffrivo di acne in quel periodo), vi era una croce, ed era viva e scintillante. Mi svegliai da quel sogno ed ero un uomo diverso. Questo fu uno di una serie di sogni, ma io realmente ero un altro uomo e diedi una diversa direzione alla mia vita”.

Perché il Tessitore di Sogni ha dovuto mandare un’esperienza così forte, così esplosiva al giovane Hal Stone? Perché egli era, allora, talmente identificato con la mente razionale che aveva bisogno di uno “scossone” di tal genere per accogliere l’altra energia!

Dalla terra al cielo. Questo sogno è riportato da Sidra Stone. Lo fece una sua cliente, che stava iniziando a scoprire il significato della vita spirituale sulla Terra. Ecco il sogno: “Tutti i miei apparecchi domestici, la lavatrice, la lavastoviglie e tutti gli oggetti comuni che uso  nella  vita vengono sollevati dalla terra al cielo”.  Fino a quel momento, per lei Dio era stato da qualche parte, lontano, e per nulla interessato alla vita terrena; era come se lo Spirito dovesse essere cercato fuori: questo sogno le fece scoprire che l’esperienza spirituale appartiene anche alla terra.

In fila davanti all’altare. E’ un  sogno che amo molto: “Stavo in fila di fronte a un altare, e ogni persona della fila aveva un dono, i loro oggetti più speciali, da mettere sull’altare perché Dio li potesse prendere. Erano tutti oggetti molti belli e ben impacchettati. Io avevo tra le mani una specie di crema-gelatina, addirittura senza contenitore: ero avvilita, mi vergognavo, era una cosa da nulla, e non sapevo che fare… Tuttavia era l’unico dono che avevo. Intanto la fila avanzava… Quando viene il mio turno, deposito questa crema sull’altare ed ecco che dal cielo scende una mano e premendolo lo trasforma in un pesce”. Quando si sveglia da questo sogno la donna è cambiata: ha percepito con chiarezza quello che la parte più profonda del suo inconscio stava cercando di dirle, cioè che il Divino vive anche nel comune, nel normale, non solo nello speciale! Il pesce, poi, è un simbolo cristiano molto potente, il cibo spirituale della vita, il nome del Cristo (ichzùs).

 

Sogno di cristallo. Ho circa 9 anni quando faccio questo sogno e ho sentito allora  sia il bisogno sia  di scriverlo che di provare a disegnarlo. Sogno di essere a casa mia e di dormire.. mi sveglio ed è molto presto, forse l’alba perchè vedo una luce lattiginosa e  tutto è silenzio.. probabilmente tutti in casa dormono. Io mi alzo e vado in cucina e qui sono attratta dalla luce che viene dalla veranda.. vado verso il terrazzino e guardo fuori. Il solito paesaggio che sono abituata a vedere è trasformato, tutto quanto è di cristallo .. alberi, case  l’aria stessa. Ora la luce è più limpida e netta e tutte le sfaccettature del paesaggio di cristallo la riflettono. Resto a  bocca aperta ad osservare e ricordo di aver pensato che quella era la vera realtà delle cose che mi era finalmente rivelata.. era tutto bellissimo.. io mi sentivo sia commossa che  felice per aver finalmente scoperto la verità  della bellezza e per questa rivelazione. Mi sentivo quasi trasportare dentro le cose risucchiare, sentivo che io ero parte di  quei cristalli che vedevo fuori. La sensazione al risveglio fu di grande meraviglia per la bellezza  di ciò che avevo visto. L’unico sogno del passato che ricordo. E’ come una “perla”,  o meglio, “un cristallo” che mi porto dentro.

Questo sogno, fatto da una bambina di nove anni, mostra la potenza delle immagini archetipiche: la donna che ora questa bambina è diventata continua a cercare di esprimere, nella sua vita, la Bellezza: attraverso l’arte, attraverso il lavoro sui sogni di cui è diventata esperta… insomma questo sogno continua a vibrare e a dare significato a un’intera esistenza!

Vedete quindi che un “grande sogno” non ha a che fare, necessariamente, con la “grandezza” della persona! Una bimba di nove anni, semplici donne o uomini, sono toccati da questo dono: la grandezza è nel simbolo, nel viaggio di ricerca che l’anima comunque ci spinge a fare.

Vediamo ora alcuni Grandi Sogni di Jung.

Scriveva Jung nel suo libro “La civiltà e l’uomo moderno”: Il sogno è una porticina nascosta nella parte più intima e nei recessi più segreti dell’anima,  una porticina che si apre in quella notte cosmica che era la psiche molto prima della coscienza dell’Io e che rimarrà psiche indipendentemente da quanto si estenda la nostra coscienza dell’Io”.

L’uomo Jung ha fatto della via del sogno, della conoscenza interiore, dell’esplorazione dell’inconscio il suo cammino di vita, personale e professionale. Che tipo di esperienze ha potuto vivere, nel suo mondo onirico e attraverso quello dei suoi pazienti, per fare affermazioni così potenti e poetiche? La dedizione, la concentrazione, la passione che quest’uomo, come molti altri pionieri, ha dedicato al suo viaggio interiore stata fonte di ispirazione per tanti; l’impegno che Jung persegue è quello del “viaggio di individuazione”, come egli chiama il percorso verso una maggiore totalità, verso il proprio unico significato, verso una coscienza che svolge sempre più una funzione integrante dei vari aspetti della psiche.

Il sogno più antico che Jung ricorda risale ai suoi tre-quattro anni. Per cortesia, mentre leggi questo sogno cerca di vederlo, percepirlo, sentirlo come se anche tu fossi un bambino di pochi anni… Non ripensare a quello che sai di Jung, né cerca di interpretarlo…

“Nel sogno mi trovavo sul grande prato che si estendeva dietro la parrocchia vicino al Castello di Laufen, luogo piuttosto solitario. Improvvisamente scoprivo nel terreno un buco rettangolare e buio, delimitato da pietre. Non lo avevo mai visto prima. Corsi avanti curioso e mi sporsi a guardare. Vidi una scala di pietra che conduceva giù. Esitante e timoroso discesi. In fondo c’era una porta con un arco rotondo chiusa da una tenda verde. Era una tenda pesante e grande di stoffa simile al broccato, aveva un aspetto molto sontuoso. Curioso di vedere cosa ci fosse dietro, la scostai e vidi di fronte a me, nella luce soffusa, una camera rettangolare lunga una. Il soffitto di pietre squadrate era a forma d’arco. Il pavimento era lastricato e al centro correva un tappeto rosso, dall’entrata fino a una bassa pedana. Sulla pedana era un meraviglioso trono tutto d’oro. Non sono sicuro ma forse, sul sedile, c’era un cuscino rosso. Era un trono magnifico, un vero trono da re come quelli delle favole. C’era qualcosa su di esso che pensai, a prima vita, fosse un tronco d’albero… alto 4 o 5 metri, con un diametro di circa 50 cm. Era una cosa immensa, quasi toccava il soffitto, composta stranamente di carne nuda e pelle, e terminava in una specie di testa rotonda, ma senza faccia, senza capelli e con un solo unico occhio, propri in cima, che guardava fisso verso l’alto. La stanza era abbastanza illuminata, sebbene non ci fossero finestre, né apparentemente alcuna sorgente di luce. Sulla testa c’era un’aura di luminosità, la cosa non si muoveva ma io avevo la sensazione che in qualunque momento, simile a un verme, potesse strisciare dal trono verso di me. Ero paralizzato dal terrore. In quel momento udii dall’esterno e dall’alto la voce di mia madre, che gridava: “Guardatelo! C’è il cannibale!”. Ciò rese più intenso il mio terrore e mi sveglia sudato e spaventato a morte. Per molte notti, in seguito, ebbi paura di andare a dormire per timore di avere un altro sogno simile”.

Questo sogno ha accompagnato Jung nella sua vita, con la sua potenza e il senso di destino che egli vi presagiva…  Solo molti anni dopo egli comprese che aveva visto un fallo, anzi un fallo rituale, appartenente al concetto di fertilità pagano e alle divinità falliche, una “divinità da non nominare” nella famiglia, dove gli veniva insegnata la dottrina cristiana… Si chiede Jung nella sua biografia: “Chi parlava in me? Quale spirito aveva immaginato quella esperienza? Quale intelligenza superiore operava?  Chi parlava in me di problemi così superiori alla mia conoscenza? Con questo sogno infantile fui iniziato ai segreti della terra… molti anni dovevano passare prima della mia resurrezione. Oggi so che ciò avvenne affinché la massima luce si facesse nell’oscurità. Fu una sorta di iniziazione al regno delle tenebre: la mia vita intellettuale ebbe le sue inconsce origini in quell’epoca”.

Jung e i Mandala.

Negli anni tra il 1918 e il 1920, Jung comincia a sviluppare la sua visione del processo psichico come un “andare attorno al Sé”; non vi è uno sviluppo uniforme, lineare, ma un modo di procedere che gravita attorno al centro… in questo periodo egli aveva iniziato a disegnare Mandala; ogni giorno ne schizzava uno su un taccuino, una sorta di immagine della condizione intima di quel momento; attraverso questi disegni egli percepiva come la sua totalità operava… “certo, dapprima potevo capirli solo vagamente: ma mi sembravano molto significativi,  e li custodivo come gemme preziose”.

Fu proprio poco dopo aver dipinto, ispirato dal sogno che ora esporremo, un mandala con un castello d’oro al centro (ma perché è così “cinese”?) che egli ricevette un manoscritto di un trattato di alchimia taoista, il Mistero del Fiore d’Oro: gli era inviato da Richard Wilhelm che gliene chiedeva un commento. Jung “divorò” il testo, che gli dava una conferma, mai immaginata, delle sue idee sui mandala. Si tratta di un bell’esempio di sincronicità.

Ecco il sogno:  Mi trovavo in una città sporca, fuligginosa. Era una notte d’inverno, era buio e pioveva: ero a Liverpool. In compagnia di alcuni svizzere, diciamo una mezza dozzina, passeggiavo per le strade buie. Avevo la sensazione di venire dal porto, e che la vera città fosse in effetti in alto, sulle colline; vi stavamo salendo. Mi ricordava Basilea, dove il mercato è in basso, e di lì si sale per la Totengasschen (la viuzza dei morti) fin su un altopiano, dove sono la Petersplatz e la Peterskirche. Quando giungevamo in alto, trovavamo una larga piazza, debolmente illuminata dai lampioni, nella quale confluivano diverse strade. I vari quartieri della città erano disposti radicalmente intorno a questa piazza, e al centro di questa c’era un laghetto rotondo, con in mezzo un’isoletta. Mentre tutto intorno era avvolto da nebbia, pioggia, fumo e dalle tenebre notturne a mala pena rischiarate, la piccola isola splendeva di luce solare. Aveva un unico albero, di magnolia, coperto di germogli rossicci, che pareva al tempo stesso illuminato dal sole e sorgente di luce esso stesso. I miei compagni parlavano dell’orribile tempo, e evidentemente non avevano notato l’albero. Parlavano anche di un altro svizzere che viveva a Liverpool, e si meravigliavano che avesse potuto stabilirvisi. Io invece ero affascinato dalla bellezza dell’albero in fiore e dell’isola avvolta dalla luce, e pensavo: “So bene perché si è stabilito qui.” Poi mi svegliai.

La visione del sogno era di “celestiale bellezza” e in esso Jung vedeva rivelata la meta: non si può andare al di là del centro, tutto si dirige verso il centro, e in questo sta la sua funzione guaritrice.

Dopo questo sogno Jung smise di dipingere mandala. Aveva avuto l’intuizione del proprio “mito personale”; aveva proseguito, nella completa solitudine (dopo la separazione da Freud), si era sentito confuso, impaurito di perdere il proprio orientamento… “quando poi arriva un simile sogno, lo si accoglie come un atto di grazia”.

Qual è la relazione tra l’uomo eterno, il Sé, e l’uomo terreno? Jung ha diversi sogni su questo tema, uno lo vive durante la lunga malattia del 1944 (segnata da tantissime visioni):

Il sogno dello Yogi. “ Ero in giro per il mondo; camminavo per una piccola strada attraverso un paesaggio collinoso; c’era il sole e avevo un’ampia vista in tutte le direzioni. Giungevo a una piccola cappella, situata al margine della strada. La porta era accostata e io entravo. Con mia sorpresa non c’era sull’altare né un’immagine della Vergine né un Crocifisso, ma solo una meravigliosa composizione floreale. Ma poi vedevo sul pavimento, davanti all’altare, e rivolto verso di me, uno yogi seduto nella posizione del loto, assorto in profonda concentrazione. Quando lo guardavo più da vicino mi rendevo conto che aveva la mia stessa faccia, ed ero vinto dalla paura”.

Jung si sveglia con il pensiero. “Ah, allora è lui quello che mi sta meditando. Ha un sogno, e io sono quel sogno. Quando egli si sveglierà, io non esisterò più”.

A volte abbiamo la percezione che la nostra esistenza non sia che il riflesso di qualcosa di più grande… Ma, in tal caso, in che modo ognuno di noi è necessario a questo processo?

Il sogno di Jung rovescia la relazione tra coscienza e inconscio: qui è l’inconscio (nel suo significato più ampio) ad essere il “generatore della vita empirica”.

Riconciliare gli opposti

E’ importante ricordare che un sogno spirituale non è necessariamente “fatto” di luce, angeli, rivelazioni superiori: un sogno spirituale (o archetipico) ci porta in modo inequivocabile quello di cui abbiamo bisogno percomprendere lo Spirito.

L’Ultima Cena – Questo sogno fu fatto da una donna che aveva cercato per tutta la sua vita di “vivere nella luce” – per usare un’espressione molto di moda oggi. Lei era molto giudicante e spaventata dal suo lato oscuro, dalla sua istintualità – erano paure molto profonde. Era una donna molto religiosa ed aveva avuto molte esperienze di tipo spirituale. “Vedo una tavolata… e mi rendo conto che è la tavola dell’Ultima Cena: Cristo era lì con tutti i suoi discepoli… con una differenza però: la parte superiore di ognuno di loro era umana e quella inferiore era animale, selvaggia! Li guardavo scioccata:  erano i seguaci di Cristo, erano i dodici Apostoli! Metà uomini e metà animali! E Cristo stesso, metà uomo e metà animale! Non potevo credere ai miei occhi. Poi Cristo si alzò in piedi e guardandomi mi disse: “Per piacere, non dimenticarti di noi!”.

Potete immaginare il profondo significato che ebbe questo sogno su una donna che aveva trascorso l’intera sua vita cercando di uccidere la sua natura animale, istintuale? Da quel momento la religione e l’esperienza spirituale divennero per lei qualcosa di molto diverso, e nel suo lavoro di crescita personale cominciò a studiare anche l’altro lato, il lato che aveva sempre più rinnegato e immerso nell’oscurità per tentare un viaggio di Sola Luce.

La caverna dell’amore. Questo sogno fu fatto da Hal Stone poco tempo dopo aver lasciato il Center for the Healing Arts che aveva creato e diretto a Los Angeles per molti anni. Fu un sogno verso cui egli provò grande gratitudine, perchè sciolse dentro di lui le tensioni che viveva osservando quello che sempre più avveniva nei movimenti di consapevolezza, dove la richiesta era quella dell’amore incondizionato. Quello era l’obiettivo. Quanto più osservava le persone che erano indotte a vivere questa regola, tanto meno quello che vedeva gli piaceva; molte di queste persone avevano sempre più regole, erano sempre più identificate con questo “potere dell’amore” e sempre meno in contatto con la loro vulnerabilità.

Questo è il sogno: “Stavo camminando in un tunnel, sottoterra. Vi erano molte persone con me, e avevamo camminato insieme per molto tempo. Arrivammo in una caverna, gigantesca, ed era la Caverna dell’Amore. Vi entrammo; subito ci vennero incontro persone molto amorevoli, che ci abbracciarono. Era meraviglioso sentirsi accolti in questo modo, ma io mi resi conto che questa caverna era solo una delle “fermate”, una delle tante caverne da esplorare. Dissi loro che non sarei potuto restare a lungo: avremmo dovuto riprendere il cammino. Essi, tuttavia, non volevano muoversi; stavano troppo bene e volevano restare lì. Mi sentivo triste, perché sapevo che non sarei rimasto con loro: dovevo rientrare nel tunnel e procedere verso la caverna successiva: ci sarebbe stato del lavoro da fare, là. Li lascia, ma prima di rientrare nel tunnel mi girai, per guardarli. E allora mi resi conto che erano tutti sotto un incantesimo…. Esattamente come i marinai di Ulisse con Circe. Certo, qui l’incantesimo era diverso: queste persone non venivano trasformate in creature orribili. Erano semplicemente sotto l’incantesimo dell’amore e dovevano restare lì. Avanzai quindi da solo, fino a che arrivai alla caverna successiva: era quella del potere e della preghiera. Nelle acque interne vi era un battello che apparteneva allo Scià di Persia. Sapevo che avrei dovuto trascorrere un po’ di tempo lì, imparando quello che dovevo imparare”.

Ecco le considerazioni di Hal sul suo sogno. “L’apertura dei centri superiori, della matrice energetica spirituale, è affascinante, essenziale e molto seducente. L’apertura delle energie del cuore permette di accedere ad esperienze di amore che sono importantissime nel processo di trasformazione. Si tratta di amore universale, che viene visto come incondizionato piuttosto che condizionato. Il pericolo è che restiamo incantati da tale tipo di amore, e allora pensiamo di essere arrivati da qualche parte, dove in realtà non siamo arrivati! Il pericolo è che continuiamo a cercare di amare in modo incondizionato, indipendentemente da quello che, di diverso, sta avvenendo a livello intrapsichico. Questo è parte dell’incantesimo: l’incantesimo è una funzione del cercare di amare, non dell’amore.(…) nel sogno mi ero sentito attratto da questa energia, che è molto reale, e tuttavia ero anche cauto, perché conoscevo fin troppo bene che cosa c’è al di sotto (è difficile essere innocente dopo 30 anni di pratica come psicoterapeuta!).  (…) la caverna che mi attendeva, per essere esplorata, era quella del potere e della preghiera: sembra essere una contrapposizione notevole: cosa hanno a che fare insieme? (…) Spesso nella preghiera la nostra tendenza è quella di porci in una relazione di figlio/figlia rispetto alla Divinità. Ora dovevo apprendere a relazionarmi a Dio dalla mia totalità, dalla mia passione e dal mio potere, e da tutto il resto di me”.

Le considerazioni precedenti ci aiutano a riflettere con maggiore profondità su cosa vuol dire “Risveglio”. A volte pensiamo che voglia dire, appunto, andare verso la Luce. Questo si radica in una tradizione molto antica. Fin dall’inizio della propria evoluzione spirituale le persone hanno aspirato a Dio; per raggiungerlo hanno diviso l’uomo in buono e cattivo, giusto e ingiusto, sacro e profano, retto e licenzioso…. Le parti buone erano connesse al fare tutto ciò che comunemente associamo con il “vivere nella luce”;  le altre cose e- come la sessualità, gli istinti, la rabbia – erano cose da trascendere, perché avrebbero allontanato da Dio.

Come abbiamo visto dal sogno della donna e dell’Ultima Cena, per questa persona il Risveglio avviene attraverso una chiamata verso le Parti Rinnegate, e non verso la “Luce”. Per lei, “quel” viaggio è portatore di Risveglio: con l’immagine del sogno, incorporare quelle figure sedute alla tavola dell’Ultima Cena nel loro pieno significato, non solo come figure di luce, ma con il loro intero corpo, con tutte le loro energie della terra.

Dobbiamo quindi stare attenti a distinguere tra la spiritualità e le regole che, in ogni caso, qualsiasi esperienza spirituale finisce per “tirarsi dietro”. In generale, le religioni sono le strutture che si modellano attorno all’esperienza spirituale, questo vale sia per le religioni ufficiali che per tutti i vari movimenti di natura “spirituale” che si costellano in quest’epoca di ricerca e cambiamento. Il rischio quindi è di “attaccarsi” alla struttura, seguirne le regole, andare in chiesa o a meditare, ma non vi è quell’anelito, quello slancio spirituale; può darsi che resti al di sotto, ma in qualche modo soffocato dalla forma, e il magico dello Spirito non c’è.

Una donna, molto identificata anche lei con i percorsi spirituali, fa questo sogno: “Sono stata invitata ad una festa che si tiene in una casa poco distante. La casa è di legno e sorge su dei pali, come se fosse una palafitta. Mentre mi avvicino noto che nello spazio sotto la casa vi sono molte belve feroci. Sono addormentate. Una dolce musica New Age suona… mi rendo conto che gli animali feroci sono stati addormentati da queste  musiche”.

Dopo il sogno, anche questa donna si rende conto di aver profondamente seppellito le sue energie istintuali, e che ora il lavoro non è di “salire” al piano di sopra, ma di iniziare a stare a contatto con la terra, e con le belve annidate nell’ombra. Naturalmente per risvegliare occorre procedere con attenzione, ma il viaggio è iniziato…

Il sogno costantemente ci invita a questo: abbracciare sia la parte oscura che quella di luce. Spesso, ad esempio, chiamiamo “egoismo” un aspetto della parte oscura (almeno nella nostra cultura); il sogno ti invita a conoscerla in te stesso, a sapere che c’è in te, in me, come in tutti gli altri; al tempo stesso tu, io, abbiamo la nostra parte altruista, che dà in modo generoso. Il compito è di imparare a usare entrambe le energie, perché entrambe hanno da offrirci qualcosa. Per fare questo occorre che il mio “Io” diventi un riferimento per entrambe le polarità, che possa detenere il potere della scelta. Come dicono gli Stone: “Non sono sposato con l’egoismo, come non sono sposato con l’altruismo”. Questo è lo scopo: non sposare alcuna energia.

Questo rappresenta anche un modo nuovo di vivere la spiritualità, essere capace di lasciar entrare qualsiasi cosa, attraverso questo processo di consapevolezza, perché tutto è un frammento dello Spirito e lo Spirito è infuso in ogni cosa, in tutto ciò che è umano.  Non si tratta di essere più spirituali, si tratta di muoversi attraverso la vita in un modo che sia “infuso di Spirito” – includendo ogni cosa che è lì.

Questo approccio ci rende più autosufficienti, più fiduciosi, perché riapre un più profondo contatto con la nostra impronta psichica naturale: che è quello che siamo veramente, nel profondo. Ci permette di muoverci attraverso la vita e prendere decisioni con molte più informazioni disponibili, non abbiamo solo metà delle informazioni perché quando siamo identificati con una sola parte, perdiamo quello che il suo opposto può fornirci, perdiamo informazioni, perdiamo energia, perdiamo il pezzo del puzzle, qualunque esso sia, che è tenuto in serbo per noi dalla parte opposta. Muovere attraverso la vita con un ego consapevole ci rende molto meno suscettibili al giudizio del mondo esterno e alle critiche del critico interiore, perché stiamo tra gli opposti, abbiamo un centro di gravità più basso, le cose non ci sorprendono, non restano cieche dentro di noi, non provengono da luoghi che non vediamo.

 

Ottobre 2007


[1] Fase REM: da 4 a 6 volte per notte per circa 30 minuti a intervalli regolari; in fase NON-REM, i contenuti mentali sono la continuazione delle esperienze vissute da svegli. Ed è in quella fase che spesso si nota una “ricreazioni di eventi recenti e pensieri non distorti” o simbolizzati, come invece accade nel sonno REM. Altro dato emerso da recenti studi sperimentali si è provato che i racconti offerti dai soggetti svegliati durante la fase di addormentamento (dunque nei primi momenti del sonno) presentano caratteristiche simili a quelle esperienze oniriche che compaiono nella fase REM, tanto è vero che vi sono dei sogni in fase di addormentamento che è pressoché impossibile distinguere dai sogni REM. (M. Bosinelli, 1991)

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