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Il Voice Dialogue aiuta i genitori…. (Franca Errani)

11Ottobre 2012
by Franca Errani

Essere genitori oggi può essere piuttosto sfidante. Le giovani coppie sono contemporaneamente lasciate sole e inondate di consigli – libri, riviste, trasmissioni fanno a gara a proporre i “devi” e “non devi” del “buon genitore”.

Il risultato spesso è un senso interiore di colpevolezza e di inadeguatezza. Il Voice Dialogue offre una visione rispettosa della nostra complessità psichica, perché parte dal presupposto che ogni essere umano ha sviluppato una “strategia di sopravvivenza”, che lo ha portato ad attivare maggiormente alcuni aspetti della personalità a scapito di altri. I primi sono diventati i lati dominanti del suo carattere, mentre altre parti della sua personalità originaria sono state trascurate o mortificate. Questo processo di adattamento alle circostanze della vita è comune a tutti e non ha nulla di patologico Il Dialogo delle voci offre la possibilità di rendersi conto degli Aspetti con i quali ci siamo identificati e di recuperare almeno in parte quelli accantonati, per avere la possibilità di accedere a tutte le proprie risorse.
Cosa può succedere quando le persone diventano genitori?
I figli come fonte di insegnamento
Giorgio e Marina hanno due figlie, che sono l’una l’opposto dell’altra. La prima è radiosa, solare, accattivante; in cinque minuti ha già fatto amicizia con tutti e si ritrova al centro dell’attenzione. La seconda, invece, è riservata, timida e diffidente: è lei che decide a chi e quando dare confidenza.
Le due bambine possono rappresentare una fonte di insegnamento straordinario per i loro genitori. Ad esempio, la più piccola ama disporre i suoi giochi con lentezza e precisione; la mamma all’inizio l’asseconda, ma presto si infastidisce. “Non puoi immaginare come mi frustri la sua lentezza”, mi confida. “ Mi rendo conto che ha solo quattro anni e dovrei essere paziente, ma… non c’è niente da fare: io sono così svelta a fare le cose!”.
Marina conosce il Voice Dialogue e con qualche seduta si rende conto che la seconda figlia le porta un Aspetto che lei sottovaluta: la lentezza, la capacità di prendersi tempo. Sa che quando un lato del carattere di una persona la irrita particolarmente, è arrivato il momento di integrare quella polarità nella sua vita. Perciò, anziché spingere la bambina a cambiare, può ritrovare in sé stessa la sua parte “lenta”, separandosi dal sé primario che la vuole sempre veloce ed efficiente. Questo recupero renderà più piacevole il tempo trascorso con la bimba!
Se il genitore non avesse questo tipo di sensibilità psicologica, cercherebbe di spronare il figlio a cambiare e questo potrebbe generare nel figlio un atteggiamento di ribellione o, al contrario, attivare il tentativo di adeguarsi alle aspettative, alimentando in molti casi una sensazione profonda di inadeguatezza.
Puoi domandarti a questo punto:
quali sono gli aspetti del carattere di mio figlio/a che mi irritano? Quali sono gli Aspetti dominanti del mio carattere e come potrei integrare le Parti sconosciute di me che mi vengono mostrate attraverso mio figlio/a?
Esempi di caratteristiche contrapposte
Una polarità abbastanza ricorrente nell’interazione genitori-figli è costituita dalla generosità e dall’egoismo. Molti genitori ritengono di dover solo dare, dare e dare fino a perdere il contatto con i propri bisogni. Spesso i loro figli saranno portatoti di una buona dose di egoismo, di una forte capacità di dire di no e di pensare solo a sé stessi.
Può succedere anche che ci siano Aspetti dei nostri figli che ammiriamo molto. Potresti ritrovarti a meravigliarti estasiato/a della capacità di qualcuno di loro di “tenere banco” nel gruppo di amici. Anche in questo caso hai una buona opportunità di scoprire una Parte della tua personalità, che probabilmente è stata mortificata nel tuo percorso di vita.
Quali sono gli aspetti del carattere di tuo figlio/a che ti affascinano? Come potresti integrare la Parte che ti viene mostrata da tuo figlio/a? Cosa cambierebbe nella tua vita se tu potessi usare almeno in parte quella sua caratteristica?
Vale la pena di rifletterci sopra, di dedicarvi un po’ di tempo e, se necessario, di ricorrere a qualche seduta di counseling. I rapporti famigliari ne beneficeranno!
Oddio, non sono un buon genitore!
Spesso quando diventiamo genitori accade una cosa strana: non ci sentiamo più “in diritto”
– di essere imperfetti
– di avere bisogni/desideri/sogni che non riguardino la famiglia e i bambini
– di ammalarci
– di non essere disponibili
– di mettere dei confini
– di essere sensuali e sessuali (spesso la coppia entra in crisi proprio con la nascita dei figli)
– di fare degli errori…
Insomma si sviluppano dentro di noi i sussurri insistenti di alcune nostre Parti che ci vogliono genitori ideali e a questo modello cerchiamo faticosamente di adeguarci.
La prospettiva che ti propone il Dialogo delle Voci è diversa.
Dentro di noi coabitano diverse Parti. Accanto a quelle forti e responsabili ce ne sono altre più sensibili, che hanno bisogno di cure e attenzioni. Questa specie di bambino/a interiore, questi aspetti più delicati della nostra personalità non possono essere trascurati completamente in nome dei doveri di adulti, e spesso i loro richiami si manifestano attraverso la stanchezza, il malessere, la malattia, la depressione: possono essere il sintomo di un prolungato disinteresse verso noi stessi.
Se, perciò, ti senti stanco/a e irritabile, anziché sentirti in colpa perché non fai abbastanza per i tuoi figli, puoi imparare a dir loro con tranquillità che non ti senti tanto bene, che sei stanco/a e che hai bisogno di riposare. Puoi perfino dire che sei irritabile, e che se non hai la solita pazienza, questo non ha a che fare con loro! Ti accorgerai che anche un bambino relativamente piccolo lo comprende… e può stupirci il modo come può essere di sostegno, restandosene tranquillo a fare qualcos’altro.
Vediamo ora alcune situazioni tipiche, nelle quali saper riconoscere le Parti in gioco, in sé stessi e negli altri, può realmente fare la differenza.
a) Andare a dormire.
Molti genitori trovano estremamente difficile insegnare al proprio bambino ad andare a dormire da solo, senza necessariamente doverlo cullare, cantare ninne-nanne, raccontare storie, giacere al suo fianco fino a che non si è addormentato. A volte ci vogliano ore e molte insistenze e spesso bambini già grandicelli continuano a pretendere un accudimento da neonati.
Ma deve necessariamente essere così?
Ovviamente vi è sempre un piccolo rituale che accompagna il momento di andare a dormire: può essere il bagnetto, lavarsi i denti, poi leggere una favola mentre il bambino è già nel suo letto, fargli un po’ di “coccole”… Tutti questi momenti sono belli, importanti e nutrienti: le energie del genitore e del bambino si fondono piacevolmente, alimentando sentimenti positivi di amorevolezza e fiducia totale.
Quando il genitore si alza per andarsene, il distacco può essere difficile per entrambi! In genere non abbiamo consapevolezza dell’aspetto energetico di questa dinamica, ma se potessimo visualizzare quello che sta avvenendo, ci accorgeremmo che sta avvenendo una sorta di “strappo”: da un unico bozzolo di energia se ne riformano due, con una serie di filamenti che stentano a separarsi.
“Chi” dentro al genitore ha creato questo bozzolo? La sua parte “Madre” o “Padre” amorevole ha compiuto un’operazione preziosa per il genitore e per i figli, che però non può durare senza limiti.…
Le tecniche del Voice Dialogue possono insegnarti a ritirare consapevolmente la tua energia, senza contraccolpi negativi. Quando inizierai a provare questa modalità energetica, potrai renderti conto che spesso sei “tu” che non vuoi separarti…. Sentirai una resistenza interna, perché le “tue” parti fusionali stanno molto bene così vicine e intime con il tuo bambino/a! Forse ti ci vorrà un po’ di tempo e di allenamento, ma i risultati saranno straordinari!
• Ritirando la tua energia empatica, amorevole e fusionale in modo lento e consapevole, non creerai “strappi” ma lascerai il tuo bambino/a più libero di addormentarsi serenamente. Modellando il tuo campo di energia, aiuterai anche lui/lei a modellare il suo….
• Se continui ad avere problemi, puoi anche chiederti se in realtà ti è difficile lasciare andare i tuoi bambini, lasciarli diventare creature indipendenti da te… Quali sono le tue paure? Hai paura di essere abbandonato/a? Hai vissuto un tema di abbandono quando eri bambino/a? Vale la pena che tu esplori questa difficoltà prendendone responsabilità.
b) Il pianto dei bambini.
La risposta naturale, davanti al pianto di un bambino, è quello di far di tutto perché smetta di piangere. E’ un sollievo anche per il genitore, perché il pianto di un bambino può essere veramente fastidioso e straziante; può irritare per il suono acuto, per la pena verso la sua sofferenza, per il disagio di non capire che cosa il bimbo stia provando, per la paura del giudizio altrui, per il sentimento di inadeguatezza che può attivare nel genitore (il Critico interiore è subito pronto a farci sentire che siamo inadeguati!)… infine, nel fondo può agitarsi il ricordo della nostra stessa vulnerabilità.
Se facciamo nostra la visione del Dialogo delle Voci, un approccio diverso davanti a un bambino in lacrime è quello di lasciargli il tempo di esprimere completamente i suoi sentimenti, sentendoci tranquilli rispetto ad essi – e facendo capire al bambino che è ok anche se piange. Per fare questo occorre essere capaci di essere in contatto con il nostro bambino vulnerabile o spaventato, anziché solo con il Genitore che vuole risolvere e sistemare le cose… Fare questo ci richiede di aver accettato che tutte le Parti che compongono un essere umano possono essere onorate, che possono esprimersi come hanno bisogno, anche se la cosa a volte non è piacevole. Con questo non sto dicendo che non sia necessario educare un bambino, per renderlo capace di stare nelle relazioni sociali, ma un atteggiamento che rispetta ed onora tutto lo spettro delle emozioni umane, renderà il processo di crescita molto più sereno.
c) No! Questo non lo voglio mangiare!
Ogni bambino è diverso naturalmente; ci sono quelli che mangiano qualsiasi cosa gli venga messa nel piatto, quelli che osservano cautamente ogni cibo, lo annusano, lo spilluzzicano, lo sputano… quelli che vogliono solo… patatine e ketchup; riso e pomodoro; uova sode e mortadella…
Qui voglio solo sottolineare che il nostro attaccamento (come genitori) al fatto che il bimbo mangi quello che abbiamo preparato è determinante rispetto alla reazione del bambino. Se la mamma desidera fortemente che il pranzetto speciale che ha cucinato piaccia al bambino, è probabile che il piccolo lo guardi con diffidenza. Tanto maggiore può essere il suo rifiuto quanto più forte è il tuo bisogno di approvazione! Quindi, è saggio mantenere un atteggiamento serenamente distaccato, dove come madre non mi sento bisognosa e sono pronta ad accettare la risposta del figlio, il che aiuta il bimbo quanto meno ad assaggiare quello che ha nel piatto!
Anche in questo caso, la capacità di ritirare la propria energia è utile: infatti se come genitore sono troppo “mescolato” energeticamente con il bambino, vivrò il suo rifiuto del cibo come se rifiutasse me! Separarsi energeticamente è uno strumento davvero magico che il Voice Dialogue ci offre; un’energia più distaccata, fresca, aiuta ad avere un atteggiamento più obbiettivo e sereno. Riguardo al cibo, ad esempio, se il bambino davvero non ama quel certo piatto, l’energia più distaccata ci aiuta a vivere il suo rifiuto in modo sano: non è una questione personale.
Quando i genitori imparano la gestione della propria energia ne sono affascinati: si rendono conto che non vuole affatto dire amare di meno i propri figli, anzi! Significa dar loro libertà psichica! Quando invece la nostra energia si mescola con quella dei figli in modi inconsci e automatici, crea dinamiche di vincolo (positive o negative) difficili da gestire, che influenzano la relazione in modi a volte sfinenti. Diventare attenti e sensibili alle nostre reazioni energetiche ci aiuterà a riconoscere che quando ci approcciamo a qualcuno (non necessariamente un figlio) dallo spazio del “bisogno” è molto facile che questa persona ci rifiuti. Infatti il bisogno mette l’altra persona sotto pressione: inconsciamente vogliamo qualcosa da lui/lei – e a nessuno piace questa sensazione di soffocamento – nemmeno ai bambini.
Riferimenti
Franca Errani Civita, Il Caleidoscopio interiore, MIR, 2005
Andrea Magnani, Come insegnare le regole ai bambini, Edizioni Sì, 2007
M.Castellini e L.Gelmetti, Tu sei una folla, Edizioni Sì, 2007
Hal Stone e Sidra Stone Tu & Io. Incontro, scontro e crescita nelle relazioni interpersonali, Xenia, 2009
Hal Stone e Sidra Stone, Il Critico interiore. Mai più contro noi stessi, Macroedizioni, 2009

Essere genitori oggi può essere piuttosto sfidante. Le giovani coppie sono contemporaneamente lasciate sole e inondate di consigli – libri, riviste, trasmissioni fanno a gara a proporre i “devi” e “non devi” del “buon genitore”.

Il risultato spesso è un senso interiore di colpevolezza e di inadeguatezza. Il Voice Dialogue offre una visione rispettosa della nostra complessità psichica, perché parte dal presupposto che ogni essere umano ha sviluppato una “strategia di sopravvivenza”, che lo ha portato ad attivare maggiormente alcuni aspetti della personalità a scapito di altri. I primi sono diventati i lati dominanti del suo carattere, mentre altre parti della sua personalità originaria sono state trascurate o mortificate. Questo processo di adattamento alle circostanze della vita è comune a tutti e non ha nulla di patologico Il Dialogo delle voci offre la possibilità di rendersi conto degli Aspetti con i quali ci siamo identificati e di recuperare almeno in parte quelli accantonati, per avere la possibilità di accedere a tutte le proprie risorse.

Cosa può succedere quando le persone diventano genitori?

 

I figli come fonte di insegnamento

Giorgio e Marina hanno due figlie, che sono l’una l’opposto dell’altra. La prima è radiosa, solare, accattivante; in cinque minuti ha già fatto amicizia con tutti e si ritrova al centro dell’attenzione. La seconda, invece, è riservata, timida e diffidente: è lei che decide a chi e quando dare confidenza.

Le due bambine possono rappresentare una fonte di insegnamento straordinario per i loro genitori. Ad esempio, la più piccola ama disporre i suoi giochi con lentezza e precisione; la mamma all’inizio l’asseconda, ma presto si infastidisce. “Non puoi immaginare come mi frustri la sua lentezza”, mi confida. “ Mi rendo conto che ha solo quattro anni e dovrei essere paziente, ma… non c’è niente da fare: io sono così svelta a fare le cose!”.

Marina conosce il Voice Dialogue e con qualche seduta si rende conto che la seconda figlia le porta un Aspetto che lei sottovaluta: la lentezza, la capacità di prendersi tempo. Sa che quando un lato del carattere di una persona la irrita particolarmente, è arrivato il momento di integrare quella polarità nella sua vita. Perciò, anziché spingere la bambina a cambiare, può ritrovare in sé stessa la sua parte “lenta”, separandosi dal sé primario che la vuole sempre veloce ed efficiente. Questo recupero renderà più piacevole il tempo trascorso con la bimba!

Se il genitore non avesse questo tipo di sensibilità psicologica, cercherebbe di spronare il figlio a cambiare e questo potrebbe generare nel figlio un atteggiamento di ribellione o, al contrario, attivare il tentativo di adeguarsi alle aspettative, alimentando in molti casi una sensazione profonda di inadeguatezza.

Puoi domandarti a questo punto:

quali sono gli aspetti del carattere di mio figlio/a che mi irritano? Quali sono gli Aspetti dominanti del mio carattere e come potrei integrare le Parti sconosciute di me che mi vengono mostrate attraverso mio figlio/a?

 

Esempi di caratteristiche contrapposte

Una polarità abbastanza ricorrente nell’interazione genitori-figli è costituita dalla generosità e dall’egoismo. Molti genitori ritengono di dover solo dare, dare e dare fino a perdere il contatto con i propri bisogni. Spesso i loro figli saranno portatoti di una buona dose di egoismo, di una forte capacità di dire di no e di pensare solo a sé stessi.

Può succedere anche che ci siano Aspetti dei nostri figli che ammiriamo molto. Potresti ritrovarti a meravigliarti estasiato/a della capacità di qualcuno di loro di “tenere banco” nel gruppo di amici. Anche in questo caso hai una buona opportunità di scoprire una Parte della tua personalità, che probabilmente è stata mortificata nel tuo percorso di vita.

Quali sono gli aspetti del carattere di tuo figlio/a che ti affascinano? Come potresti integrare la Parte che ti viene mostrata da tuo figlio/a? Cosa cambierebbe nella tua vita se tu potessi usare almeno in parte quella sua caratteristica?

Vale la pena di rifletterci sopra, di dedicarvi un po’ di tempo e, se necessario, di ricorrere a qualche seduta di counseling. I rapporti famigliari ne beneficeranno!

 

Oddio, non sono un buon genitore!

Spesso quando diventiamo genitori accade una cosa strana: non ci sentiamo più “in diritto”

– di essere imperfetti

– di avere bisogni/desideri/sogni che non riguardino la famiglia e i bambini

– di ammalarci

– di non essere disponibili

– di mettere dei confini

– di essere sensuali e sessuali (spesso la coppia entra in crisi proprio con la nascita dei figli)

– di fare degli errori…

Insomma si sviluppano dentro di noi i sussurri insistenti di alcune nostre Parti che ci vogliono genitori ideali e a questo modello cerchiamo faticosamente di adeguarci.

La prospettiva che ti propone il Dialogo delle Voci è diversa.

Dentro di noi coabitano diverse Parti. Accanto a quelle forti e responsabili ce ne sono altre più sensibili, che hanno bisogno di cure e attenzioni. Questa specie di bambino/a interiore, questi aspetti più delicati della nostra personalità non possono essere trascurati completamente in nome dei doveri di adulti, e spesso i loro richiami si manifestano attraverso la stanchezza, il malessere, la malattia, la depressione: possono essere il sintomo di un prolungato disinteresse verso noi stessi.

Se, perciò, ti senti stanco/a e irritabile, anziché sentirti in colpa perché non fai abbastanza per i tuoi figli, puoi imparare a dir loro con tranquillità che non ti senti tanto bene, che sei stanco/a e che hai bisogno di riposare. Puoi perfino dire che sei irritabile, e che se non hai la solita pazienza, questo non ha a che fare con loro! Ti accorgerai che anche un bambino relativamente piccolo lo comprende… e può stupirci il modo come può essere di sostegno, restandosene tranquillo a fare qualcos’altro.

Vediamo ora alcune situazioni tipiche, nelle quali saper riconoscere le Parti in gioco, in sé stessi e negli altri, può realmente fare la differenza.

 

a) Andare a dormire.

Molti genitori trovano estremamente difficile insegnare al proprio bambino ad andare a dormire da solo, senza necessariamente doverlo cullare, cantare ninne-nanne, raccontare storie, giacere al suo fianco fino a che non si è addormentato. A volte ci vogliano ore e molte insistenze e spesso bambini già grandicelli continuano a pretendere un accudimento da neonati.

Ma deve necessariamente essere così?

Ovviamente vi è sempre un piccolo rituale che accompagna il momento di andare a dormire: può essere il bagnetto, lavarsi i denti, poi leggere una favola mentre il bambino è già nel suo letto, fargli un po’ di “coccole”… Tutti questi momenti sono belli, importanti e nutrienti: le energie del genitore e del bambino si fondono piacevolmente, alimentando sentimenti positivi di amorevolezza e fiducia totale.

Quando il genitore si alza per andarsene, il distacco può essere difficile per entrambi! In genere non abbiamo consapevolezza dell’aspetto energetico di questa dinamica, ma se potessimo visualizzare quello che sta avvenendo, ci accorgeremmo che sta avvenendo una sorta di “strappo”: da un unico bozzolo di energia se ne riformano due, con una serie di filamenti che stentano a separarsi.

“Chi” dentro al genitore ha creato questo bozzolo? La sua parte “Madre” o “Padre” amorevole ha compiuto un’operazione preziosa per il genitore e per i figli, che però non può durare senza limiti.…

Le tecniche del Voice Dialogue possono insegnarti a ritirare consapevolmente la tua energia, senza contraccolpi negativi. Quando inizierai a provare questa modalità energetica, potrai renderti conto che spesso sei “tu” che non vuoi separarti…. Sentirai una resistenza interna, perché le “tue” parti fusionali stanno molto bene così vicine e intime con il tuo bambino/a! Forse ti ci vorrà un po’ di tempo e di allenamento, ma i risultati saranno straordinari!

• Ritirando la tua energia empatica, amorevole e fusionale in modo lento e consapevole, non creerai “strappi” ma lascerai il tuo bambino/a più libero di addormentarsi serenamente. Modellando il tuo campo di energia, aiuterai anche lui/lei a modellare il suo….

• Se continui ad avere problemi, puoi anche chiederti se in realtà ti è difficile lasciare andare i tuoi bambini, lasciarli diventare creature indipendenti da te… Quali sono le tue paure? Hai paura di essere abbandonato/a? Hai vissuto un tema di abbandono quando eri bambino/a? Vale la pena che tu esplori questa difficoltà prendendone responsabilità.

 

b) Il pianto dei bambini.

La risposta naturale, davanti al pianto di un bambino, è quello di far di tutto perché smetta di piangere. E’ un sollievo anche per il genitore, perché il pianto di un bambino può essere veramente fastidioso e straziante; può irritare per il suono acuto, per la pena verso la sua sofferenza, per il disagio di non capire che cosa il bimbo stia provando, per la paura del giudizio altrui, per il sentimento di inadeguatezza che può attivare nel genitore (il Critico interiore è subito pronto a farci sentire che siamo inadeguati!)… infine, nel fondo può agitarsi il ricordo della nostra stessa vulnerabilità.

Se facciamo nostra la visione del Dialogo delle Voci, un approccio diverso davanti a un bambino in lacrime è quello di lasciargli il tempo di esprimere completamente i suoi sentimenti, sentendoci tranquilli rispetto ad essi – e facendo capire al bambino che è ok anche se piange. Per fare questo occorre essere capaci di essere in contatto con il nostro bambino vulnerabile o spaventato, anziché solo con il Genitore che vuole risolvere e sistemare le cose… Fare questo ci richiede di aver accettato che tutte le Parti che compongono un essere umano possono essere onorate, che possono esprimersi come hanno bisogno, anche se la cosa a volte non è piacevole. Con questo non sto dicendo che non sia necessario educare un bambino, per renderlo capace di stare nelle relazioni sociali, ma un atteggiamento che rispetta ed onora tutto lo spettro delle emozioni umane, renderà il processo di crescita molto più sereno.

 

c) No! Questo non lo voglio mangiare!

Ogni bambino è diverso naturalmente; ci sono quelli che mangiano qualsiasi cosa gli venga messa nel piatto, quelli che osservano cautamente ogni cibo, lo annusano, lo spilluzzicano, lo sputano… quelli che vogliono solo… patatine e ketchup; riso e pomodoro; uova sode e mortadella…

Qui voglio solo sottolineare che il nostro attaccamento (come genitori) al fatto che il bimbo mangi quello che abbiamo preparato è determinante rispetto alla reazione del bambino. Se la mamma desidera fortemente che il pranzetto speciale che ha cucinato piaccia al bambino, è probabile che il piccolo lo guardi con diffidenza. Tanto maggiore può essere il suo rifiuto quanto più forte è il tuo bisogno di approvazione! Quindi, è saggio mantenere un atteggiamento serenamente distaccato, dove come madre non mi sento bisognosa e sono pronta ad accettare la risposta del figlio, il che aiuta il bimbo quanto meno ad assaggiare quello che ha nel piatto!

Anche in questo caso, la capacità di ritirare la propria energia è utile: infatti se come genitore sono troppo “mescolato” energeticamente con il bambino, vivrò il suo rifiuto del cibo come se rifiutasse me! Separarsi energeticamente è uno strumento davvero magico che il Voice Dialogue ci offre; un’energia più distaccata, fresca, aiuta ad avere un atteggiamento più obbiettivo e sereno. Riguardo al cibo, ad esempio, se il bambino davvero non ama quel certo piatto, l’energia più distaccata ci aiuta a vivere il suo rifiuto in modo sano: non è una questione personale.

Quando i genitori imparano la gestione della propria energia ne sono affascinati: si rendono conto che non vuole affatto dire amare di meno i propri figli, anzi! Significa dar loro libertà psichica! Quando invece la nostra energia si mescola con quella dei figli in modi inconsci e automatici, crea dinamiche di vincolo (positive o negative) difficili da gestire, che influenzano la relazione in modi a volte sfinenti. Diventare attenti e sensibili alle nostre reazioni energetiche ci aiuterà a riconoscere che quando ci approcciamo a qualcuno (non necessariamente un figlio) dallo spazio del “bisogno” è molto facile che questa persona ci rifiuti. Infatti il bisogno mette l’altra persona sotto pressione: inconsciamente vogliamo qualcosa da lui/lei – e a nessuno piace questa sensazione di soffocamento – nemmeno ai bambini.

 

Riferimenti

Franca Errani Civita, Il Caleidoscopio interiore, MIR, 2005

Andrea Magnani, Come insegnare le regole ai bambini, Edizioni Sì, 2007

M.Castellini e L.Gelmetti, Tu sei una folla, Edizioni Sì, 2007

Hal Stone e Sidra Stone Tu & Io. Incontro, scontro e crescita nelle relazioni interpersonali, Xenia, 2009

Hal Stone e Sidra Stone, Il Critico interiore. Mai più contro noi stessi, Macroedizioni, 2009

 

 

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