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JUNG CONOSCEVA I TAROCCHI?

26Novembre 2019
by Franca Errani

Jung, gli Archetipi, il Tarot: qualche annotazione in più su un mondo che si sta diffondendo sempre più anche tra i professionisti

Poiché la visione junghiana ha avuto un forte impatto sul mondo dei tarocchi (dal punto di vista evolutivo), e l’opera di Carl G. Jung è un riferimento importante nella nostra impostazione tarologica,  è interessante avere qualche informazione in più sulla sua conoscenza degli Arcani e sul suo pensiero. 

A questo scopo sintetizzo Mary K. Greer

Il 1° marzo 1933, Carl Jung parlò del tarocco durante un seminario che stava conducendo sull’immaginazione attiva (…) e questa è la trascrizione delle sue parole:

“Un altro strano campo di esperienze occulte in cui appare l’ermafrodito è il tarocco. Questo è un insieme di carte da gioco, originariamente usate dagli zingari. Ci sono esemplari spagnoli che risalgono al 15° secolo, se ricordo bene.

Queste carte sono all’origine del nostro mazzo di carte, in cui il rosso e il nero simboleggiano gli opposti, e la divisione in quattro – fiori, picche quadri e cuori – appartiene anch’essa al simbolismo dell’individuazione. Sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti (il corsivo è mio).  Si combinano in certi modi, e le differenti combinazioni corrispondono al giocoso sviluppo degli eventi nella storia dell’umanità.

Le carte originali del tarocco consistono delle carte ordinarie da gioco, re, regina, cavaliere, asso ecc, – anche se le figure sono in qualche modo differenti – e inoltre, ci sono ventuno carte sulle quali ci sono simboli, o raffigurazioni di situazioni simboliche. Per esempio, il simbolo del sole o il simbolo dell’uomo appeso per i piedi, o la torre colpita dal fulmine, o la ruota della fortuna, e così via. Queste sono una sorta di idee archetipiche (il corsivo è mio) di natura differenziata, che si mescolano ai componenti ordinari del flusso dell’inconscio, e perciò è applicabile a un metodo intuitivo che ha lo scopo di comprendere il flusso della vita, forse anche predire eventi futuri, eventi che si presentano alla lettura delle condizioni del momento presente.

In tal modo è analogo all’ I Ching, il metodo divinatorio cinese che permette quanto meno una lettura della condizione presente. Vedete, l’uomo sempre ha sentito la necessità di trovare un accesso attraverso l’inconscio al significato di una condizione presente, perché c’è una sorta di corrispondenza o somiglianza fra la condizione prevalente e la condizione dell’inconscio collettivo.

Ora, nei tarocchi c’è una figura ermafroditica chiamata il diavolo (La carta del Diavolo). In alchimia, sarebbe l’oro. In altre parole, un tentativo come l’unione degli opposti appare alla mentalità Cristiana come diabolico, qualcosa di demonico che non è permesso, qualcosa che appartiene alla magia nera”. 

(Estratto da: Vision: Notes of the Seminar given in 1930-1934 by C.G.Jung – Visioni: note del seminario tenuto nel 1930-34 da C.G. Jung, curato da Claire Douglas, Bollingen Series XCIX, 1977)”.

E successivamente?

Anche successivamente Jung si interessa ai tarocchi, li considera strumenti adatti a toccare il livello archetipale dell’inconscio, come l’I Ching appunto, ma anche l’astrologia o una lettura geomantica, e nella Biblioteca dello Jung Institute di New York sono conservate le note  delle descrizioni di Jung sui tarocchi, dal punto di vista anche del loro collegamento con i testi alchemici.

A suo avviso sarebbe stato interessante creare gruppi di studio che esaminassero un particolare evento attraverso una moltitudine di metodi, in modo da vedere se ne emergesse uno schema riconoscibile. Di questo parla Marie Louise Von Franz. Di fatto, l’esperimento non fu portato avanti, per mancanza di tempo.

Altri autori…

Uno dei primi libri che mi hanno colpito, nel mio percorso di studio sul Tarot, è stato quello della junghiana Sally Nichols: Jung & Tarots.

Successivamente, lo psicologo Art Rosengarten effettuò un esperimento simile utilizzando i tarocchi, i sogni e la TAT e ne ha parlato nel suo libro Tarot and Psychology: a spectrum of possibilities. 

Dunque, il fatto che tanti psicologi junghiani abbiano guardato con interesse al mondo del Tarot e abbiano portato avanti delle ricerche in tal senso, è certamente  non solo comprensibile ma anche inevitabile: Jung aveva già iniziato a tracciare un solco, e chi lo seguiva ha avuto l’interesse di continuare a scavare.

E il nostro contributo?

Il mondo del Voice Dialogue è intimamente connesso alla visione junghiana ed è stato naturale, per me, avvicinarmi al Tarot con uno sguardo di tipo “junghiano”.  I nuovi corsi sono profondamente intrecciati in tal senso, e ci auguriamo che siano utili ai professionisti e anche a chi vuole riflettere su se stesso. Noi guardiamo il Tarot, il Tarot… guarda noi!

 

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Franca Errani

 

NOTA: L’immagine è tratta da un dipinto di Jung nel suo Libro Rosso.

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